Breve viaggio nel girone infernale delle copertine "che dan fastidio agli occhi": gli album rock da non mostrare mai in casa durante… il tè delle zie perbeniste!
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Sei ancora una volta col naso incollato alla vetrina del tuo negozio di dischi di fiducia, da lunghi minuti.
Certo, non si parla dell’oggi, la scena sa di vintage, quasi di steampunk, ma chi come il sottoscritto ha vissuto l’era del vinile (e poi quella ‘in piccolo’ del cd) ha certamente ben stampati nella memoria i ricordi di quelle emozioni: la curiosità per qualche disco sconosciuto – allora non era tutto immediatamente scaricabile solo volendolo – il desiderio proibito dell’oggetto – magari a 13 anni non si avevano le 5.000 lire necessarie intorno al ’77 per un 33 giri! – nutrito e potenziato da un’immagine di copertina che ci rapiva: surreale, sexy, orrida, shockante, magari ‘proibita’ a sua volta…
Quante volte è accaduto, quante volte ci siamo tolti da grandi lo sfizio di procurarci – magari proprio nello storico vinile – un disco che avevano filato per mesi in quella vetrina? A me è accaduto di recente, per esempio coi due Kiss Alive, Unleashed In The East dei Judas Priest (Rob Halford in quel look da biker così ‘punk’) o Brain Salad Surgery degli Emerson Lake & Palmer, colla sua goticissima cover di quel genio del Giger, in seguito usato da Debbie Harry, Celtic Frost, Danzig, Tryptikon…
Qualche volta, ammettiamolo, una copertina ci ha attratto più (o prima) del suo contenuto. Qualche volta facendoci scoprire un disco indimenticabile ancor prima della lettura di recensioni giubilanti sulla stampa specializzata o delle lodi sentite dagli amici ben informati. Qualche altra lasciandoci sul palato l’amaro guilty pleasure d’una solenne ciofeca profumatamente pagata proprio in nome di quella cover.
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Del resto, che il rock abbia affidato (anche) alle copertine il compito di contribuire a quell’attacco alle convenzioni del vivere civile (buon senso, buon gusto, buone maniere e valori tradizionali), che i suoi protagonisti hanno portato avanti con le scelte sonore, i testi e il loro stesso look in scena, è cosa che ormai sanno anche i sassi. Infatti, per far solo un esempio, Eduardo Vitolo e Alessio Lazzati han dedicato ampio spazio alle copertine più oltraggiose dei dischi nel capitolo “Shock Rock” del loro Horror Rock (dove infatti trovate riprodotte alcune delle copertine riprodotte anche su questa pagina).
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Ecco perché abbiamo deciso anche noi di dedicare un articolo alla scottante materia, in particolare proprio alle più maleducate, volgari, blasfeme, inaccettabili copertine che hanno calamitato occhi e censure, in poche parole le “più rock”. Quelle che quando la nonna tanto osservante gira per casa si cerca di non far trovare in giro, specie nella vistosa versione 30×30 del vinile.
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Difficile scelta, difficilissima, ce n’è così tante… e poi relativa, mutevole col tempo e coll’evolvere dei canoni di buon gusto, comune senso del pudore, tolleranza di censura etc. Chi oggi si scandalizzerebbe tanto per il cesso graffitato dei Rolling Stones (Beggars Banquet) o per i Beatles vestiti da macellai coi bambolotti scannati addosso? Per Lennon e Yoko nudi o per le venti donne nude di Electric Ladyland di Jimi Hendrix?
Ecco, per quanto possa essere soggettivo e relativo il discorso, siamo andati a scegliere delle cover che – indipendentemente da quando sono state pubblicate (o censurate) – anche guardate oggi possano ancora far aggrottare la fronte al benpensante.
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E con cosa di meglio iniziare, se non con la pedofilia (uno degli ultimi tabù della nostra società edonista: è uno dei pochissimi reati per cui si fanno al volo processi veloci e volano condanne pesanti)? Provate a pensare: chi oggi oserebbe mettere in copertina a un raffinato disco rock blues una foto (garbatamente) pedofileggiante come la ragazzina preadolescente ritratta con tettine di fuori e fallico aeroplanino in mano sulla copertina del (purtroppo unico) album dei Blind Faith di Clapton, Baker e Winwood (immagine sopra a sinistra)? Ma allora era il ’69 della summer of love…
Ci riprovarono esattamente 10 anni dopo i tedeschi Scorpions, campioni di quel sessismo macho che – magari generalizzando – è da sempre considerato consustanziale al mondo metal: qui vedete la loro geniale Lovedrive – copertina creata dall’immortale Storm Thorgerson per Hipgnosis (sopra a destra), lo studio che ci ha dato le stroiche copertine dei Pink Floyd (ma anche di Genesis, Yes, UFO, XTC…) – provocatoria e allo stesso tempo ironica.
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Ma con Virgin Killer (qui a sinistra) i teutonici osavano troppo: la bambina nuda coperta solo dalla crepa nel vetro veniva subito ritirata e oggi un vinile con quella cover credo si acquisti a quotazioni da Van Gogh!
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Certo, il sesso è un must universale per il rock e ci si potrebbero riempire dei tomi, impensabile dar conto di quante immagini abbiano sfidato pudore e buon gusto con quell’arma.
Per esempio, lo usano i Coven nella loro “scandalosa” copertina di Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls, l’album che nel ’69 apre le danze delle streghe (da cui il nome della band, per inciso) del rock satanista che tanta fortuna avrà di lì in avanti fino a Marilyn Manson e al black metal norvegese. E che, sull’altare sacrificale dispone una bella ragazza nuda. La vedete in alto, col suo interno shock, sono la coppia di immagini sotto il titolo.
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Di pupe nature le copertine del rock son piene in ogni epoca, si diceva, e – vinta finalmente la battaglia con la censura colla rivoluzione sessuale negli anni ’70, col punk è valanga: guardate la provocatorietà della cover di Songs About Fucking (chiaro il titolo?!) dei Big Black, fronte e retro (sopra a destra e a sinistra).
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Anche un po’ pedo, si potrebbe pensare tornando al discorso iniziale, con quel vecchione che si fa la giovinetta da dietro… e a lei piace o le fa male? Non è dato sapere, e il dubbio ci rode al punto che quella copertina avrà la sua citazione anche nel mio secondo romanzo (attualmente in fase di lenta scrittura).
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C’è l’imbarazzo della scelta, nel grande calderone della new wave: vi proponiamo per esempio quest’orgia boschiana dalla copertina di un ep dei dark UK Decay (la vedete sopra a destra, bella dantesca) ma secondo me la palma dell’oltraggio va al debutto degli avanguardisti electro industriali Nurse With Wound: Chance Meeting on a Dissecting Table of a Sewing Machine and an Umbrella (definizione di Lautréamont, quello dei Canti di Maldoror), con quella tremenda virago dominatrix s/m in bianco e nero (la vedete minacciosa qui a sinistra).
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Il sado maso, certo, il sesso "trasgressivo", neppure quello è raro nella rock art: guardate la raffinata copertina di Liebe ist für alle da (qui a sinistra) dei Rammstein: sì, un sofisticato quadro di dissezione manierista, quasi caravaggesco, ma dovreste vedere anche il booklet interno! Beh, comodo, voi dite, siamo già nel 2009 e ormai tutto è permesso, no?
Insomma, insomma… provate a cercare nei negozi italiani una copia dell’italianissimo album Harshlizer (a destra) degli Alien Vampires, campioni di quella ebm che infiamma i dance floor alternativi e goth e declina il verbo glaciale della new wave elettronica degli ’80 (loro erano in concerto a Milano proprio in questi giorni, tra l’altro). Sesso lesbo, fetish e profanazione del crocefisso tutto insieme. Mica male, anche nel 2010 no?
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Ed eccoci così ad un nuovo, solforoso capitolo: scherzar coi santi. E prima il satanismo, poi il manifesto anticristianesimo degli immortali Christian Death (prima del Manson); i quali, con questo Sex & Drugs & Jesus Christ nel 1988 dell’"era Valor" danno alle stampe un album che non solo è probabilmente il loro più venduto, e uno dei più bruciati sui roghi degli intergalisti cristiani americani, ma anche secondo me una delle copertine più oltraggiose in assoluto a tutt’oggi: il Salvatore nell’atto di stringere il laccio per farsi una pera?!!!
Solo i Dwarves di Dwarves Must Die, nel 2004, riescono a vilipendere in una sola copertina la religione (la croce), il femminismo (le gnocche biotte, un must delle loro copertine) e l’altro tabù contemporaneo: il politically correct verso l’handicap (il nano crocefisso). E per questa inaccettabile miscela si conquistano l’onore dell’immagine di copertina del nostro articolo (la vedete in apertura infatti).
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Certo, l’hardcore punk non è stato tenero anche con gli altri valori tradizionali: la famiglia media, ad esempio, come mostra la delicata copertina di Family Man dei Black Flag del giovane Henry Rollins qui a destra.
Che resta ancora? La Morte, no? Ovvio, morte, sangue, assassini, crimini, corpi squartati ed altre efferatezze sono merce quotidiana, in certo HC americano ma soprattutto nell’iconografia horrorista del metal: anche qui ci sarebbe da riempire un tomo di teschi, cadaveri, scheletri eccetera. Per fortuna c’è uno che l’ha già fatto: è Cristian Campos, con la sua Antologia Grafica di Metal e Hardcore (ed. Logos, costa sui 50 € se non lo trovate scontato com’è capitato a me, ma li vale tutti), la più completa enciclopedia dell’immaginario grafico del rock estremo, con copertine, poster, magliette, loghi e tatuaggi, oltre alle interviste agli artisti autori delle copertine stesse.
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Noi nel nostro piccolo ci limitiamo a mostrarvene solo due (non presenti nel libro), che continuiamo a ritenere fra le più oltraggiose della storia della musica: la prima è Tomb of the Mutilated, dei Cannibal Corpse (una discografia all’insegna dello splatter fumettistico più efferato), con quel cadavere che si trascina verso un improbabile cunnilingus alla morta straziata pure lei (a sinistra).
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L’altro invece offende per il realismo intollerabile: è la copertina (a destra) del live Dawn of the Black Hearts dei Mayhem, su cui campeggia il cranio del cantante suicida Dead (nomen omen), sfondato da una fucilata e così ritratto dal (pure morituro) Euronymus, con raro tatto (meritate polemiche seguirono alla pubblicazione, ovviamente).
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Chiudiamo in "bellezza" con la spiritosa cover del ‘culo che fuma’, capolavoro kitsch – pare – destinato a una improbabile copertina degli Ac/Dc: progetto scartato, bootleg o puro fake? Chi ce lo svelasse (nell’apposito spazio commenti qua sotto) sarà opportunamente ringraziato con dono… sacrificale!{mosimage}
Mario G


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