Serata doom con gli inglesi Electric Wizard preceduti dagli italiani Doomraiser, Shinin’ Shade, Talisman Stone e Caronte in un concerto molto ‘lovecraftiano’ a Cortemaggiore. Recensione e riflessioni sul rock italiano.
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Non ricordo l’autore del pezzo ma il contenuto sì: i Kiss avevano messo in scena l’ormai usuale baraccone di botti, fumi, laser pour epater con il loro hard rock plateale e roboante. Quasi quasi si finiva per preferire la band di supporto, dei giovani inglesi molto più asciutti scenograficamente e sostanziosi musicalmente. Il recensore probabilmente non aveva passato le nottate sugli assi della new wave of british heavy metal, ma c’aveva visto giusto: i giovani inglesi erano gli… Iron Maiden!
Aggiungo un gusto del tutto personale, secondo me le voci femminili di band come Jex Thoth o Wooden Stake apportano un piacevole contributo all’impasto sonoro, senza nulla togliere con ciò all’espressività dei cantanti maschi delle band sopra citate.
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Una serata ad elevata dominante lovecraftiana, se notate, dato che il Solitario di Providence – notoriamente caro agli horroristi Electric Wizard – non solo dà il titolo all’album dei Doomraiser (del validissimo ed evoluto “Mountains of Madness”, ricco di aperture prog, si è già parlato QUI), ma anche all’originalissimo album psycho-kraut-doom dei Talisman Stone (programmaticamente Lovecraftopolis), in cui le atmosfere spesse e pesanti come sudari non si sono allentate per un istante.
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E perché ricordo l’articolo Kiss/Maiden allora? Perché anche stavolta – almeno al mio orecchio – le giovani band che non conoscevo, e che sentivo lì per caso in attesa dei nomi già noti, mi hanno riservato le sorprese più sfiziose. I Doomraiser dal vivo infatti induriscono ulteriormente la loro miscela, il moog al centro del palco viene titillato dal cantante Cynar solo in apertura e chiusura di qualche brano e le atmosfere space psichedeliche più gustose delle registrazioni in studio cedono nettamente il campo ad un muro di suono più programmaticamente metal, sicuramente d’impatto ma anche più monocorde.
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Lo stesso discorso vale per le ‘star’ Electric Wizard, attese da un 500 fan circa, ormai belli carichi e in grado persino di riconoscere ai primi accordi i brani, che invece a un ascoltatore meno preparato possono sembrare praticamente tutti uguali, sotto una coltre di feedback chitarristici alle soglie del dolore, che anche qui sacrifica all’impatto frontale monolitico echi e riverberi più psichedelici, che forse avrebbero giustificato maggiormente la proiezione sulle pareti di un sexy horror cult rétro come Exorcism/El Sadico de Notre Dame proprio di Jess Franco.
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Invece, sorpresa sorpresona, scopro che i parmensi Shinin’ Shade
fanno un hard rock che – se dal vivo non suona proprio originalissimo – è tuttavia animato dalla notevole voce femminile di Jane-Esther Collins, carica, intensa e bluesy. Se recuperate il loro mini album “Slowmosheen” (purtroppo solo 4 brani) scoprirete però che in studio suonano assai più rilassati, policromi e (scusate se insisto ancora una volta con quest’aggettivo che nella critica musicale è stato usato per definire un po’ di tutto) psichedelici, con retrogusti quasi Coven/Jeffersonairplaniani, se mi l’accostamento non vi pare blasfemo. Un ascolto molto piacevole, diciamo dei Sabbath Assembly meno gospel e più rock, anche se meno duri di Jex Thoth (cui han già fatto da spalla).QUI assaggiate il primo videoclip tratto dal loro ep, "Square the Circle".
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Ancora più originale l’impianto sonoro del trio Talisman Stone
: due bassi elettrici, impugnati da Andrea Giuliani – che si alterna anche al sitar e al canto baritonale (foto sotto a sinistra) – e da Erica Bassani, principale vocalist del combo (foto qui a destra), che lo usa con accordatura ed effetti in grado di svolgere la parte dell’assente chitarra (come in passato avevo sentito fare solo a Tod A dei Cop Shoot Cop in ambito più industriale).I loro lunghi brani sono autentici mantra psychorientaleggianti che sanno di incenso e candele profumate, Pink Floyd e Ash Ra Tempel (la batterista Lucia Centolani sul disco usa anche le tablas), in cui il doom emerge per la prevalenza dei toni bassi dello spettro sonoro e di certi impasti incombenti creati dai due bassi elettrici distorti, ma la miscela è assai più personale e speziata di quanto la sbrigativa definizione ‘heavy metal’ (qui abbastanza fuori luogo secondo me) potrebbe far pensare.
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Se mai, penso che i Talisman incontrerebbero il favore di un guru psichedelico e amante del kraut come Julian Cope.
Anche il loro “Lovecraftopolis” è ascolto molto consigliato.
Trovate ambo i cd (qui destra la cover dei Shinin’ Shades, lodati anche da Claudio Sorge di Rumore, a sinistra quella dei Talisman Stone) sull’etichetta dei Moonlight Studios.
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Ok, facile che nessuno di loro diventi gli Iron Maiden di domani (né peraltro gli Electric Wizard possono ancora paragonarsi ai Kiss, nel bene e nel male).
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Però comincio a pensare che, abbandonata da anni la critica rock sulle riviste da edicola, forse una giusta missione per Posthuman sia il contribuire a valorizzare quel che si muove nel rock italiano, generalmente schiacciato dall’ignoranza generale o dall’esterofilia programmatica, anche quando non ha nulla da invidiare alle formazioni alternative che ci provengono da lidi più esotici e quindi cool per definizione.{mosimage}
E, per non penalizzare il doom d’importazione, i sopra citati Jex Thoth sono previsti in un’unica data italiana il prossimo 18 maggio al Carlito’s Way di Retorbido, vicino a Pavia. Io non vorrei perderli.
Mario G
(Nota: purtroppo disponiamo di foto del concerto al Fillmore solo per i Talisman Stone, le immagini che vedete associate alle altre band – a parte le cover dei dischi – sono di repertorio.
Posthuman ringrazia tutti i rispettivi fotografi e autori)


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