Carrozzeria Orfeo presenta a FringeMI 2026 (22 maggio – 6 giugno) un breve ma densissimo fantadramma che integra l’attore in scena coi disegni animati su schermo che gli fanno da sfondo e musica elettronica.
L’azione si situa nel 2067, quando il mondo – c’informa un primo cartello proiettato sullo schermo – “è sull’orlo del baratro”, a causa di guerre, inquinamenti e tutto quel che ben sappiamo (non che adesso…!).

L’ambientazione è già di per sé promettente: come s’è già detto, il teatro italiano sovrabbonda di riletture registiche di classici (cui non tocchi pagar diritti) e latita di testi nuovi, quindi lode a priori a Chiara Arrigoni, Filippo Capobianco e Francesco Petruzzelli per aver osato dar vita a una drammaturgia originale, per di più intessuta di sguardo fantadistopico sul futuro che ci attende (qui sotto la locandina dello spettacolo).

Il titolo richiama inevitabilmente Cuore di Cane, anche se le note della compagnia ci spiegano esser nato il lavoro a margine della mostra mantovana (come la compagnia) All that changes you. Metamorphosis, di Isaac Julien (la quale a propria volta richiamava i romanzi fantascientifici La parabola del seminatore di Octavia Butler e Memorie di un’astronauta donna di Naomi Mitchison).

Infatti la metamorfosi è proprio il nucleo centrale attorno a cui ruota l’intero, articolatissimo concept drammaturgico: profondamente innestata nell’(ehm) utero della cultura europea, da Ovidio all’Asino d’oro di Apuleio a Pinocchio, fino appunto al citato Bulgakov, a Kafka e Orwell, qui l’idea horror-metaforica di un ibrido umano-maiale (perdipiù realizzato proprio nell’anno del maiale 2067 secondo il calendario cinese) intreccia tre linee narrative: quella di un maiale condannato al macello (notevolissima la scena qui sotto in cui l’attore Matteo Berardinelli avanza sul palco a ritmo coi disegni silhouettati sullo schermo dei maiali in marcia sul nastro trasportatore che li guida verso la macellazione).


Quella di una madre che non vuole lasciar andare nel mondo il proprio figlio (sopra a sinistra) che cresce nel suo grembo ben oltre i 9 mesi previsti dalla scienza medica attuale, con poi quella dell’ascesa di un idolo sportivo (se ho ben capito, appunto il figlio lungamente gestato dall’ostinata supermadre), magnete dell’attenzione mediatica mondiale (sopra a destra) e, forse, in grado cambiare addirittura le sorti dell’umanità (personalmente avrei preferito una rockstar a un tennista, ma ahinoi viviamo nell’era dell’odioso Sinner e tocca farsene una ragione)?

Un intreccio che fatica un po’ a snodarsi limpidamente in un’oretta circa di durata della performance, che è altresì assai articolata anche sul piano dell’accuratissima messa in scena, che impone all’unico attore Matteo Berardinelli di interagire e dialogare con i personaggi virtuali integrati nelle animazioni di Federico Bassi (che disegna un tennista anche dal vivo, ripreso dalla videocamera che lo rimanda direttamente sullo schermo come vedete nella foto qui sotto) e Giacomo Trivellini (con motion graphic di Gloria Marsiglio), talvolta addirittura scambiandosi i ruoli, ossia Berardinelli/coach diventa un’animazione sullo schermo, mentre l’attore in carne ed ossa passa ad interpretare il suo interlocutore.

Mentre sono ancora di Massimiliano Setti (coregista dell’opera insieme a Gabriele Di Luca) anche le musiche elettroniche – vagamente alla Thom Yorke secondo me – che accompagnano l’intera durata dello spettacolo.
Non proprio facile di lettura, dicevamo (aldilà dell’indubbio estro e maestria tecnici/multimediali di grande impatto visivo), in qualche momento mi sono trovato a chiedermi dove veramente tutto questo impianto intendesse portarci, comunque Cuore di Porco rappresenta un lodevole esperimento di teatro innovativo, che osa affrontare temi drammatici del presente, senza rifugiarsi come si diceva dietro le spalle di Sofocle/Shakespeare/Pirandello, meglio se riletti in chiave gay (un must se si vuole la “patente d’impegno civile”, e lo dico da fan di Burroughs e Genet); declinandoli attraverso un originale impiego di strumenti “moderni-pop” come fumetto, videoproiezione, musica electro, tutti ben rappresentati dai graffiti che casualmente ho fotografato nel tunnel attraversato per raggiungere la ex chiesetta del Parco Trotter, spazio della rappresentazione (qui sotto).

Dopo le anteprime a Ferrara, Torino, FringeMI e Brescia (11 giugno), la Carrozzeria Orfeo porterà il futuribile “carrozzone” a Napoli, per il debutto nazionale alla Sala Assoli (Campania Teatro Festival), indi nella tournée che segue:
18 e 19 giugno 2026 | Palermo, GAM
7 luglio 2026 | Rubiera, La Corte Ospitale, L’Emilia e una notte
9 luglio 2026 | Bergamo, Terre del Vescovado Teatro Festival 2026
15 luglio 2026 | Rimini, Cartoon Club
21 luglio 2026 | Lari, Collinarea Festival
23 luglio 2026 | Lecce, Teatro dei luoghi festival internazionale, Koreja
dal 20 al 25 ottobre 2026 | Roma, Spazio Diamante
7 novembre 2026 | Reggio Emilia, Teatro Piccolo Orologio
8 novembre 2026 | Mantova, Sala Maddalena.
Per tornare a Milano dal 30 marzo all’1 aprile 2027, alla Sala Fassbinder dell’Elfo Puccini.

Se siete di strada, fermatevi “in Carrozzeria” per un’occhiata al (grigio) futuro di quest’umanità così più “porca” degli animali di cui si serve senza ritegno.
Mario G
NB: le foto di scena dello spettacolo sono di Agata Torelli (courtesy Carrozzeria Orfeo), tranne le 1, 7 e 8 (ordine discendente), scattate da MarioG con smartphone durante la performance di domenica 31 alla Chiesetta del Parco Trotter.

