La mostra Gerard Richter e la dissolvenza dell’immagine nell’arte contemporanea a Firenze mette a confronto un grande tedesco della pittura e altri 7 artisti internazionali: riflessi (sfocati) su cinema e fotografia contemporanei.
Negli ultimi tempi vanno affermandosi quelli che su Nocturno di marzo vengono definiti point of view movies, ossia film che spaziano dal pioniere Blair Witch Project ai Cloverfield, al ciclo dei REC, Diary of the Dead di Romero fino al recentissimo (e discusso) Paranormal Activity (di cui qui vedete un’immagine).
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Cinema in soggettiva, generalmente dal punto di vista dell’operatore di una videocamera, che cerca di creare un nuovo linguaggio (per lo più digitale) valorizzando proprio i "difetti" della ripresa mossa, imprecisa, sgranata (o pixelata), celbrando la potenza evocativa del non visto e del fuori campo (accanto il poster del j-horror Shutter.
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Insomma, di un’immagine sfuocata, che da qualche anno ha il suo bel ruolo anche nella fotografia, e non solo in quella artistica (qui sotto una foto b/n di Michael Ackerman dal libro Fiction) o giornalistica (accanto vedete una foto mia scattata al concerto dei Bauhaus all’Alcatraz di Milano nel ’98) ma persino in quella pubblicitaria, per la sua potenzialità di attirare lo sguardo dello spettatore verso l’unico dettaglio nitido (se c’è) o – più arditamente – a completare da solo quanto l’immagine stessa lascia volutamente incompiuto.
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Un discorso in cui opportunamente s’inserisce la mostra in corso (fino al 25 aprile) al CCCS (Centro Cultura Contemporanea a Palazzo Strozzi) di Firenze, dal titolo emblematico quanto chilometrico: Gerard Richter e la dissolvenza dell’immagine nell’arte contemporanea. L’artista tedesco (Dresda, 1932) ha fatto della dissoluzione dell’immagine e dei soggetti rappresentati, appunto, la propria griffe artistica, in un percorso che ha attraversato tecniche e materiali assai diversi fra loro: il dipingere su immagini preesistenti, l’ingrandire un dettagli ominore a scapito dell’insieme, lo sfocare contorni rendendo irriconoscibili le figure umane.
Alla fine, ricreando un’altra realtà, a sé stante e indipendente da quella rappresentata. Anzi, attingendo spesso – per forgiarla – ad un bagaglio d’immagini quotidiane e "banali", provenienti dai mass media (l’immagine di locandina in apertura è warholianamente la foto di un’attrice tedesca degli anni ’60), dalle riviste o da album di foto di famiglia, così sviluppando appunto l’estetica della Pop Art.
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Intorno a Richter la mostra schiera altri sette artisti di diverse nazioni, tutti dediti – pur con percorsi propri – alla dissoluzione dell’immagine-testo: personalmente, resto colpito dagli stranianti paesaggi casuali creati dall’americano Scott Short fotocopiando un foglio bianco in successivi ingrandimenti (riproduzione a sinistra), fino ad ottenere marcate macchie scure da granelli di pulviscolo o altri ‘disturbi’ sulla fotocopia, che poi danno vita al dipinto ad olio su tela.
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Ma anche dalle foto astratte del tedesco Wolfgang Tillmans (foto a destra), che arriva a rinunciare a fotocamera e camera oscura per lavorare "pittoricamente" sulla carta fotografica, spingendo il mezzo del realismo per eccellenza agli estremi confini dell’astrazione.
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O ancora gli inquietanti non-paesaggi misteriosi e notturni del cinese Xie Nanxing, che dipinge a sua volta astraendo da originali video o fotografici, ottenendo effetti di tenebrosità quasi lynchiane. Ossia quell’inesprimibile ansia dell’occhiio di spingersi "al termine della notte" dell’immagine per trovare il senso, ricostruire il continuum di una narrazione di cui l’artista ci offre un segno, un cenno luminoso, ma ci nega la visione completa.
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Ed eccoci così ritornati a spirale al linguaggio cinevisuale da cui eravamo partiti.
Se desiderate ulteriori informazioni sulla mostra (orari, biglietti, percorsi e itinerari connessi) ne trovate in abbondanza sul sito della Strozzina, su Allthingstuscany – social media network della Toscana – e sul portale Turismo.intoscana.it.
Buone visioni e… staccate l’autofocus. Anche perché, se vi trovate a Palazzo Strozzi, potreste anche deviare il vostro cammino verso un’altra mostra: DE CHIRICO, MAX ERNST, MAGRITTE, BALTHUS – Uno sguardo nell’invisibile (fino al 18 luglio, vedi anche QUI). I nomi degli artisti riuniti dicono già tutto, sono stracanonizzati ovviamente, ma senza il Surrealismo… saremmo qui a parlare di point of view movie, atmosfere lynchiane e viaggi al termine della notte?
MaG


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