I Cramps prima di Quentin

Gravest Gravy

L’uscita della raccolta postuma Gravest Gravy offre l’occasione di riflettere sull’immaginario cinefilo vintage di Lux & Poison, precursori del pulp prima che il termine diventasse di moda.

Nell’orgia dei cinquantenari degli ultimi articoli, ormai son quasi 50 anche dalle storiche registrazioni (del 1977) dei Cramps primordiali con Alex Chilton alla console, precedenti al loro primo album ufficiale (Songs the Lord Taught Us , del 1980): la nuova raccolta si intitola Gravest Gravy (con calembour sul loro storico EP Gravest Hits del ’79, che già parodiava la definizione di “greatest hits”) e campeggia fieramente come cover story dell’ultimo numero del mensile Buscadero (qui sotto, al centro, NdR), introducendoci a un ampio e succulento servizio su storia e gesta del mitico combo psychobilly nato in piena era punk/CBGB, ma portatore di un’estetica già postmoderna.

I torvi Lux Interior  & Poison Ivy, coi loro numerosi compagni di strada, erano infatti cultori del r’n’r anni ’50 – seppur in salsa punkizzata – che infatti han sempre condito con quell’esuberante imagerie “grindhouse” fatta dei primi teen movie seguiti al Gioventù Bruciata di Kazan, a base di teppisti su macchine decapottabili, signorine disinibite e bravi americani medi terrorizzati dai nuovi “giovani selvaggi”, come in Hot Rods To Hell (da noi 52 Miglia di terrore, del 1967):

O il citatissimo stracult Faster, Pussycat! Kill! Kill! di Russ Meyer (1965), regista che ha ispirato mezza storia del rock (fino ai Motorpsycho)…

…e che ha ottime chance d’aver ispirato anche la Wilder Wilder Faster Faster dei Cramps (da Look Mom No Head! del ’91) oltre che l’omonima Faster Pussycat live su Smell of Female (1983) e che funge, come sappiamo, da modello primo del tarantiniamo Death Proof nel “double bill” Grindhouse con l’amico Robert Rodriguez:

Un immaginario carico anche di mostri e alieni degli horror da drive-in di Ed Wood, della factory Corman e di Herschell Gordon Lewis, che fa di loro gli autentici precursori della rivalutazione tarantiniana del B-movie prima ancora che il grande Quentin venisse incoronato “king of the B”.

Guardate per esempio questo sgranatissimo promo per Human Fly(1978) girato da Alex de Laszlo in 16 mm.

Ve lo giustapponiamo a una drammatica scena dal quasi omonimo The Fly (L’esperimento del dottor K., 1958) con Vincent Price, film modello per il successivo La Mosca di Cronenberg:

Come è chiaro che la I Was a Teenage Werewolf dei Cramps (sotto un video live) prende il titolo dall’omonimo film horror del 1957 (trailer di seguito):

Bene, il citato servizio del Buscadero contiene anche un succulento articolo opportunamente intitolato “Il buio si avvicina – al cinema con i Cramps“, che però ci ricorda soprattutto le pellicole che contenevano loro canzoni, ben prima che la scena in cui Jenna Ortega balla sulla loro Goo Goo Muck nella serie teen goth Wednesday ridonasse glamour al combo di Sacramento (qui sotto).

Noi parliamo invece di piccoli classici horror come Il ritorno dei morti viventi di Dan O’Bannon dell’85, dall’esuberante soundtrack punk, e del folgorante esordio western/horror di Kathryn Bigelow Il Buio si avvicina (Near Dark, 1987), in cui il truce vampiro Bill Paxton sgozza un povero barista con lo sperone del suo stivale al suono di Fever eseguita dai Cramps: qui sotto ripassate la scena (e la cover).

Scena che anticipa la protervia del Michael Madsen tagliatore d’orecchie ne Le Iene del Quentin a venire (che però scelse di ritmarla col soul di Stuck in the middle with you by Gerry Rafferty/Stealers Wheel, di seguito anche il relativo clip):

Ma attenzione: ben altre anticipazioni i Cramps, pur mai utilizzati nelle ricche e fortunatissime colonne sonore del regista di Knoxville, hanno fornito all’immaginario tarantiniano.
Non ci credete? Beh allora diamo un taglio alle chiacchiere e lasciamo parlare titoli e video.

Per esempio, questa Ultra Twist (qui sopra a sinistra la copertina del singolo, NdR) è un singolo dall’album Flamejob del 1994:

Lo stesso anno di un certo twist ballato su Chuck Berry in un locale dal look molto Fifties, forse… ve lo ricordate?

Chissà qui chi avrà ascoltato chi?
Certo che se poi ci rivediamo il video di Bikini Girls with Machine Guns del 1990 (sull’album Stay Sick!  la cui copertina è sulla destra nel primo composite in alto, NdR)…

E’ difficile non pensare che sir Quentin non l’avesse in mente sette anni dopo mentre nel suo omaggio alla blaxploitation (dalla colonna sonora giustamente irta di soul e R&B d’epoca) Jackie Brown dedicava una lunga sequenza all’immaginario, becerissimo programma televisivo Chicks Who Love Guns (qui sotto, introdotto dal regista stesso):

O forse voi dite che è solo questione d’essersi nutriti alle stesse, americanissime fonti pop-culturali?
Intanto che meditate sul corposo tema, godetevi le grezze registrazioni di Gravest Gravy e, per approfondire la storia del gruppo, cercate il Viaggio al centro dei Cramps edito nel 2016 da Goodfellas, che ve li racconta nelle parole di Dick Porter (ma comodamente in italiano).

Qui sopra la copertina del libro accanto a una parte della “Gaz collection” curiosamente assortita sul gruppo (l’EP Blues Fix, un raro EP in cassetta, What’s inside a girl?, la pubblicazione francese Jolis Monsters e il DVD Live Napa State Mental Hospital del 1978)

Have fun, “It’s only rock’n’roll“!

Mario G