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Sin City - un cartoon 3D per cui uccidere

Written by  17 Sep 2014
Published in Cinema
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Il secondo capitolo della saga di Miller, con il fumettista coregista accanto a Rodriguez, è il trionfo del green screen e degli scenari vintage e senza tempo creati in CGI. Molta ironia, ma l’azione frenetica e i combattimenti alla Kill Bill non fanno bene alle atmosfere del noir.

 


 

Il primo Sin City non lo troverete qui recensito perché il sito è nato dopo la sua uscita.

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Oggi, a 9 anni di distanza, Robert Rodriguez torna nella Città del Peccato con l’autore della saga fumettistica Frank Miller seduto con sé in cabina di regia (e alla sceneggiatura, ovviamente), per dar vita a un secondo capitolo cinematografico tratto dall’albo più amato dai fan (nonché dal sottoscritto): quella Donna Per Cui Uccidere (a lato una cover americana del fumetto) che condensa in sé tutti i cliché più forti del genere in un’irresistibile e pulpissima vicenda di passione e morte.

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Su tutti, la femme fatale (qui Eva Green, che vedete a sinistra nel “prima-e-dopo” del famoso poster censurato per tettina troppo visibile), adescatrice dall’occhiata killer smeraldina sul b/n bruciatissimo delle scene, distruttrice di uomini con un solo miagolìo, che finge di supplicare protezione mentre ordisce le più diaboliche trame.
Intorno a lei, un marito ricco circondato da minacciose guardie del corpo e un ex spasimante (Josh Brolin, in fondo a destra in una situazione bollente insieme a lei) ex fotoreporter ridotto a documentare scappatelle, mani pesanti ma cuore ancora troppo tenero per una bella senz’anima come Ava-Eva, pronto a correre in suo aiuto, mentre sarebbe lui ad averne più bisogno…

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Il plot si snoda così fra l’imperiale villa dell’inarrivabile “dea” (così la chiama il rocioso body guard Manute), il fetido KadiÈs – lo strip bar dove Jessica Alba fulmina cuori e ormoni degli ubriaconi ballando (a destra) e dove ci si gioca fortune e vita a poker – e, naturalmente, la Città: il vero meta-personaggio che incombe su ogni scena coi suoi scenari sempre notturni, che coagula nella propria jungla d’asfalto le diverse trame che compongono il film.

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Quella centrale che segue l’albo citato, introdotta però da un breve preludio con Marv (Mickey Rourke, sempre irriconoscibile in un make up ancor più “mostruoso” che nel primo film, foto qua a sinistra) che fa strage di giovinastri (episodio Un sabato notte come tanti, sull’albo Magic Press Alcol Pupe & Pallottole). Poi le due inedite, scritte da Miller appositamente per il film: la prima è Quella lunga, brutta notte (The Long Bad Night) con Joseph Gordon-Levitt (sotto a sinistra) che sfida a poker il temibile Senatore Roark, uno che non tollera di perdere; nonché padre del poco compianto “Bastardo Giallo”, ucciso nel primo film da Hartigan (Bruce Willis), ora assai compianto dalla ballerina Nancy-Jessica (sotto a destra in una drammatica scena autolesionista), che fu salvata dal pedofilo stupratore proprio dal malinconico detective suicida (di gran lunga il personaggio più forte della saga) e che lei ora rivede come un’apparizione fantasma, fermamente votandosi a vendicarne la morte.

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La seconda storia inedita, che chiude il film, è La grossa sconfitta (The Fat Loss), ossia la sfida fra la “fragile” ballerina e il torvo senatore per la vendetta finale, è la quarta ed ultima trama, in cui Marv-Rourke – dopo aver aiutato Dwight-Brolin nell’assalto alla villa del marito di Ava – apre la strada a modo suo a Nancy in quello alla villa del senatore: due lunghe sequenze di strage di scherani, scazzottate coll’implacabile Marv (“150 chili di ferro”), sparatorie, teste mozzate dall’immancabile katana di Miho.

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Le quali, almeno cinematograficamente, “fanno tanto Kill Bill”, di qui non si scappa, anche se il fumetto le conteneva già (ed è del ’93, quindi precede il film di Tarantino); ma che, a mio parere, alla lunga stancano un po’ (i combattimenti sono pressoché sovrapponibili), diluendo le atmosfere del noir e l’irresistibile ironia “leoniano-tarantiniana” di molte situazioni e dialoghi nell’action sparatutto da videogame.

Ma che volete? Anche al cinema Sin City - Una Donna Per Cui Uccidere è sempre un fumetto, quindi non lesina su alcun ingrediente del genere, tanto più per ripagare col successo presso il pubblico giovane i copiosi investimenti che Rodriguez deve aver profuso nella creazione degli scenari, in questo film non solo 3D ma anche interamente virtuali: gli attori han recitato sempre su green screen e, a parte qualche porta e qualche tavolo in scena, tutte le ambientazioni sono state modellizzate e realizzate al computer. {mosimage}
Con un effetto-disegnato secondo me percepibile e qui forse persino eccessivo (ma è solo una sensazione, non saprei spiegarvi meglio in cosa differisca dal film capostipite, in cui gli scenari virtuali integravano riprese effettuate in diverse metropoli americane reali): in un film con attori umani al posto dei disegni io non disdegnerei appunto anche qualche scenario reale, anche per rendere una città di fiction. Se ne avvantaggerebbe un po' l’atmosfera noir, che - sostanza intensa quanto friabile - nel troppo “virtuale” rischia di annacquarsi. {mosimage}

L’altro punto debole del film (come del suo precursore), ma è solo un mio gusto, rimangono le scene dedicate alla pur bellissima Rosario Dawson e alla sua gang di letali puttane-guerriere della Città Vecchia: ma le virago superarmate devono essere un “fetish russmeyeriano” fondamentale per la coppia Miller-Rodriguez, quindi nulla ci viene risparmiato anche sulla santabarbara delle amazzoni e sui suoi generosi impieghi in aiuto del romantico Dwight.
Tutto il resto, anzi tutto ciò, compresi gli aspetti che io ho definito difetti, è Sin City. Puro al 100%. Prendere o lasciare. {mosimage}

Cosa concludere dunque su questo sequel che personalmente attendevo molto (forse troppo)? Che alla fine è ciò che ci si poteva aspettare: un divertente cinecomic-videogame che segna un altro punto di non ritorno nel progressivo intreccio delle tecniche di animazione fumettistica-video ludica con quelle cinematografiche, anche se non aggiunge molto a quello che già si pensava (io nel bene, qualcun altro nel male) della resa filmica dei fumetti di Miller; e che si può vederlo con piacere in una serata diciamo “birra e pop corn” (pardon, whysky e Lucky Strike, in omaggio… alla distribuzione italiana Lucky Red!), a patto di non cercarvi la profondità di atmosfere di un Chinatown di Polansky (recentemente riapparso nelle sale restaurato): il brivido sottile del noir sta in luoghi come quello, o magari presso certi Postini... Qui si picchia duro.

E già si vocifera (leggete il bell'articolo di Marco Marchetti su Nocturno di settembre) di un possibile Sin City 3...


Mario G

Last modified on Wednesday, 24 September 2014 13:22
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