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Provaci ancora, Dario!

Written by  12 Nov 2007
Published in Cinema
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Valutare un film, darne una lettura critica è un compito non facile. Se ci pensate un attimo è imbarazzante, per tutti: autori, critici e spettatori. Ai critici consiglio sempre di scrivere un bel saggio prima di imbarcarsi in una "recensione", agli autori di ignorare le critiche e agli spettatori di andarsi a vedere i film prima di giudicare.

Perchè? Perchè "leggere" un film, criticarlo è già teorizzare su cosa è cinema e cosa non lo è. Come recensore questo pone una forte responsabilità sia nei confronti del cinema sia nei confronti dell'autore, perchè si afferma subdolamente che nè il cinema di per sè nè l'autore hanno accesso al "senso" ultimo e profondo del "filmico", il critico invece sì. Vorrei uscire da questa trappola, anche perchè lo spettatore che in genere non ha le stesse idee teoretiche dei critici, rischia di inciampare nella recensione precipitando in un oceano di preconcetti che magari gli precludono una bella esperienza.

L'unica soluzione mi sembra quella di abbandonare la maschera di "recensore critico" che mi accingevo ad indossare e ne provo un'altra. Quella di spettatore, magari, parziale, parzialissimo, non tutti gli spettatori possibili, ma l'unico spettatore di cui ho conoscenza e certezza delle sue idee: il sottoscritto.

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Procediamo con ordine.
Perchè uscendo dal cinema dopo aver visto la terza madre di Dario Argento sono rimasto deluso?

Beh sicuramente perchè c'era molta aspettativa su un film che a distanza di anni chiudeva una trilogia, quelle delle madri dell'oscurità, dopo Suspiria (1977) e Inferno (1980) che aveva consacrato Argento come un regista autoriale nel panorama horror, un maestro. Registrare che non è all'altezza dei precedenti sarebbe già motivo sufficiente per argomentare la delusione. Ma c'è dell'altro.


Che tipo di regista è Dario Argento?

Giustamente è stato definito: un regista "dell'inconscio", dalla stessa figlia Asia, e la sua regia è quindi poco lineare, poco incline a seguire le regole manualistiche. Una regia fatta di istinto puro che gli ha permesso di creare sequenze visionarie e forti che rimarrano nella storia del cinema. La sua capacità unica di creare l'atmosfera intorno al personaggio, una specie di trasposizione di incubi personali e collettivi che consentono allo spettatore di identificarsi in un cocktail micidiale di paure condivise e sublimate, auto-referenziali e non.
Un regista così forse non ti fa dormire la notte ma ne vale la pena perchè dà concretezza e forza ai suoi personaggi.
Mi aspettavo di ritrovare queste caratteristiche anche nella terza madre.
Con queste aspettative "positive" di precipitare ad occhi aperti in un incubo, mi sono seduto in sala e mi sono abbandonato al film.

(Chi non volesse sapere la trama, salti il prossimo capoverso.)

LA TRAMA: un'urna appartenente alla madre delle lacrime, oscura e potentissima strega delle tenebre viene ritrovata con dentro un vestito che è un potentissimo talismano nei pressi di una chiesa di Viterbo.
Il ritrovamento genera subito angoscia in un prete consapevole della forza malefica dietro questa strega nera. L'urna inviata al Museo di Arte antica di Roma a Michael Pearce, viene aperta in sua assenza senza precauzioni, da due assistenti, una delle quali è Sarah Mandy (Asia Argento), che per puro caso esce dalla stanza poco prima dell'apertura dell'urna che risveglierà la madre delle lacrime che commetterà il primo omicidio.
Sarah riesce a sfuggire ad una morte sicura grazie ad una voce che la guida lontana dal pericolo.
Insomma il vaso di pandora, dischiuso, farà precipitare Roma in una spirale di violenza e di crimini, per la gioia della madre delle lacrime che riacquista potere e seguito richiamando tutte le strege nere da tutto il globo.
Forte questa idea no? Insomma il mondo sta per precipitare nel caos e noi seguiamo le vicende dell'unica ragazza, Sarah, che nonostante rifiuti l'accaduto sa esattamente cosa sta succedendo e si mette alla ricerca di informazioni sull'urna, riscoprendo il suo passato e la sua vera identità di figlia di una potente strega bianca.

{mosimage}Sembra tutto perfetto per un film horror che si rispetti, il soggetto è ottimo.

Peccato però che i film si fanno inquadratura per inquadratura, con sceneggiature strutturate e con attori bravi.
Partiamo dalla protagonista: Asia parla con l'oliva in bocca, non credo giovi al personaggio farebbero meglio a doppiarla. Inoltre in certi momenti si comporta da quattordicenne confusa e piagnucolosa, sarà pure sua figlia ma il personaggio va rispettato e l'attrice diretta.
Gli uomini che recitano se la cavano meglio solo che la sceneggiatura non valorizza nessuno di loro, nè Michael che da esperto dell'occulto si caccia nei guai come qualunque cittadino della strada e diventa inessenziale all'equilibrio del film, nè i vari preti e presunti esperti convincono, che fanno il loro cameo e scompaiono in fretta in una scia di sangue, nè il commissario che sembra il solito poliziotto paterno italiano latte e biscotti.
Insomma la sceneggiatura va a vuoto, d'altra parte sembra sia stata partorita con le idee collettive di: Dario Argento, Jace Anderson, Walter Fasano Shore, Adam Gierasch. In genere se le cose vanno bene si aiuta il regista a fare una sceneggiatura migliore, se le cose vanno male si aggiunge caos al caos.
A tratti pare un film incompiuto con "trattamenti" disomogenei delle sequenze.
Alcune buttate via con dei fumetti, come fosse uno storyboard. Insomma, non mi aspettavo una sceneggiatura all'americana, ma il plot non è ben congegnato perchè il ritmo è soporifero e la tensione è distribuita male.
Discorso a parte per alcune scene, ad esempio il salto dalla sedia che si fa quando Asia fa un incubo e vede un tenero mostrino sbucare dal nulla: trucchetti ben fatti però episodici.

Ma torniamo a Sarah, l'eroina del film, immaginiamola come in fase di scrittura senza noccioli da masticare.
Un personaggio che assiste all'inizio della fine del mondo e che da solo, deve cambiare i destini del rapporto bene/male sulla Terra, a Roma, per quanto debole e passivo possa essere, deve avere almeno qualche carta da giocare, un'arma, un incantesimo, un convincimento.
Mi sarei aspettato un crescendo della sua consapevolezza, della sua forza, dei suoi poteri.
Unico indizio che sia una ragazza speciale è la sua capacità di sentire la voce di sua madre, la stega bianca e l'invisibilità che le consente durante una delle prime scene d'azione di salvare la pelle.
Ma la protagonista è trattata male dagli sceneggiatori, prima la rendono capace di un omicidio per legittima difesa, di scomparire, ma poi ritorna ad essere la studentessa indifesa, la cui unica risorsa è correre per salvarsi o usare il telefono per chiamare aiuto, in modo lamentoso per altro, aggrappandosi ad altri.
Le visioni della madre servono solo a suggerire il tempo giusto per la fuga non aggiungono ulteriore informazione sul mondo della luce o dell'oscurità, peccato.

Il momento di comprensione della sua storia, del suo passato della sua identità, avviene per bocca di una sensitiva che le racconta la favola della strega bianca. Da questo momento in poi il personaggio è ancora più in crisi, la consapevolezza non accresce la sua determinazione, nè il suo carattere, nè i suoi poteri.
Occasione persa in scrittura. Lo svelamento poi si trasforma in una scena alla harry potter dove le due donne soffiano sulla cipria per vedere i fantasmi di Roma e parlare con la madre.
Fuori registro. Intanto là fuori i mostri avanzano.

{mosimage}(per chi non volesse conoscere il finale è pregato di non leggere)
FINALE:
Così infiacchito il personaggio di Sarah arriva al finale, sbircia da una colonna la madre delle lacrime che ancheggia con le sue tette al silicone smaniando un talismano, cioè una tunica rossa del 1300. Ma una scimmietta dispettosa rivela il suo nascondiglio, a questo punto tutti le saltano addosso, sembra quasi che la divorino.
Ed ecco la trovata esilarante. Mentre sullo sfondo sfilano tutte le morti eccellenti, insomma l'intero cast, sgozzato, sanguinante e tumefatto, Asia approfitta di una distrazione in seguito alla vestizione della madre delle lacrime, prende una lancia, le strappa via il vestito e lo butta nel fuoco. Disastro: viene giù tutto, la madre delle lacrime muore trafitta.
I film si fanno con gli stratagemmi è vero, ma è anche vero che un gesto così comico è frutto di una sceneggiatura che non ha curato bene il personaggio.
Una strega nera potentissima si fa smutandare da Asia Argento mentre dovrebbe essere trattenuta dalle grinfie assassine e sanguinarie dei suoi adepti. Una distrazione insomma salva il mondo. Debole, no? Diciamo pure comico, da commedia all'italiana. La madre delle lacrime poi che è tipo in passerella e balla sinuosa, nemmeno fosse la Fenech.
Anzi, rincaro la dose. Davvero non si capisce come si sia potuto pensare alla madre delle lacrime e ai suoi adepti come ad un gruppo lesbo-punk o se preferite come alla versione glamour dei kiss.
Non solo è dozzinale, banale, diciamo kitsch, ma non colpisce l'immaginario.
La madre delle lacrime che balla con le tette al silicone è esilarante, mi aspettavo di vederle fare la lap dance o di vedere scivolare l'asta come se fossi dentro il film show girls, con in più l'audio fuoricampo da porno soft: "sì dai così ah ah oh oh".
Da notare la tunica rossa con taglio sui glutei, stile minigonna inguinale, mi chiedo se la ricostruzione storica della moda del 1300 sia stata fatta da Riccardo Schicchi.
Eppoi ci sono le adepte... le streghe nere, un gruppetto di cattive ragazze che fanno i versacci come in un videoclip degli anni 80.
Forse un'ulteriore citazione della commedia all'italiana, dell'esorciccio.
Altre situazioni esilaranti poi sono le sequenze della Roma impazzita: gruppi di persone, comparse, che fanno finta di malmenarsi, uno scippo qua, uno là. Il finto è così evidente da essere imbarazzante. Le riprese sono inutilizzabili. Per non parlare dell'audio fuoricampo in romano "ahò.... mò te meno". Insomma un film com Tomas Milian, senza nulla togliere a Tomas Millian. Provate a rivedere le scene dell'apocalisse urbana dei "figli degli uomini" e poi ne riparliamo. Il massimo è una delle telefonate di Asia con sullo sfondo due che litigano per il parcheggio.
Da rigirare.
Eppure nonostante questi difetti i guizzi del maestro ci sono qua e là, la scena di Sarah che nel finale per venir fuori dalle catacombe nuota tra fango e cadaveri e urla come un'osessa, salvata dal bel commissario. Per una volta brava Asia! Gridando non si sente l'oliva.
Oppure il suo incubo con annesso mostrino che sbuca per una frazione di secondo. Interessante l'iniziale massacro accanto all'urna ad opera di tre figure deformi nel museo a Roma. Bellissima anche la location finale con le catacombe sotto la chiesa ad accogliere la madre delle lacrime. L'idea del libro e della chiesa rimangono valide.
Insomma un film disomogeneo, da un'idea interessante, una realizzazione strappona!
Forse la vecchiaia, forse il budget ristretto, forse il citare se stesso, non so.
Troppo poco per un maestro come lui.
Per quel che vale, per me, puoi provarci ancora Dario! Saprò aspettare che tu faccia la cosa giusta!

Last modified on Monday, 12 November 2007 18:19
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