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Moon: Duncan Jones "cadde sulla luna"

Written by  25 Oct 2009
Published in Cinema
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Duncan Jones (ovvero Zowie Bowie, figlio del celebre David) firma il suo primo lungometraggio di fantascienza: "Moon", ed è un buon esordio. Ma non aspettatevi azione a ritmo serrato con grandi effetti speciali. Il film è costato solo 5 milioni di dollari, il resto è filosofia e questo è un gran merito di questi tempi.

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Dal nostro "inviato ad Atene": Walter ha visto in anteprima il film d'esordio del figlio di David Bowie e ci invia il suo articolo direttamente dalla capitale delle Muse.
A lui la parola.


 

Sam Bell, ovvero l'attore Sam Rockwell, è sulla luna e lavora per conto della lunar industries che estrae l'elio-3. Grazie a questa sostanza il pianeta terra ha risolto i suoi problemi energetici e se la spassa allegramente. Sam quindi è una specie di lavoratore-minatore-eroe, quindi un anti-eroe visto che è con la fatica ed il sacrificio e la solitudine lancinante che passa la giornata e non è proprio il posto adatto per un eroe-hollywoodiano tipo.


Non ci sono pupe, giocattoli fantascientifici mozzafiato o armi spettacolari come piacciono tanto a Will Smith. Sam si assicura solo che le mietitrici "harvest" (a me ricordano quelle del film dune) lavorino senza sosta sulla superficie lunare grattando e scavando.
Ogni tanto prende una jeep-tank lunare, e fa un giro a controllare che tutto stia procedendo per il verso giusto e soprattutto recupera un bel "suppostone" di elio-3 dall'interno dell'harvest e lo spara poi nello spazio con destinazione madre terra, lunar industries. Il film, vi avverto, scorre lento con la giornata tipo del nostro Sam. Solo come un cane e senza comunicazioni dirette con la terra, solo messaggi registrati tipo segreteria videotelefonica. L'unica presenza che gli fa compagnia è una presenza non umana, che a molti ricorderà HAL di 2001 Odissea nello Spazio, almeno nella forma ma è stato profondamente reinterpretato e si comporta da vera mamma chioccia (la voce è di un uomo, non uno qualunque ma Kevin Spacey) nei confronti del nostro Sam. Gli prepara da mangiare, gioca con lui e lo "cura" quando ne ha bisogno. Gerty è davvero un robot-sitter di ultima generazione. IL concetto di cura che pone questo robot su Sam sarà uno dei motivi chiave dell'investigazione del film.


Come dicono gli americani da qui in poi c'è lo SPOILER ALERT, cioè vi riveliamo la trama. Se non la volete sapere tornate a leggere la recensione dopo la visione del film, altrimenti proseguite senza paura. Avevamo lasciato il nostro Sam che raccoglie dagli harvest bussolotti giganti di elio-3 e li spedisce sulla terra da buon lavoratore, si fa coccolare da Gerty che gli asciuga i capelli, lo lava, stira le divise. La routine è interrotta dai messaggi della moglie che ormai da tre anni lo sta aspettando, è molto fiera di lui e del suo contributo che sta dando alla terra, ma lei rivorrebbe il marito tra le braccia. Sam si commuove e non pensa ad altro: tornare sulla terra, e le immagini di sua figlia cresciuta che fa ciao "daddy" dal videomessaggio rende questa attesa ancora più insostenibile. Infatti mancano solo poche settimane al rientro a casa.


Fin qui non c'è nulla di diverso da qualunque approccio hollywood-made, se si eccettua il fatto che la sensazione di solitudine è un po' claustrofobica e sono passati solo 20 minuti dall'inizio del film. Ma il nostro Duncan ha in serbo per noi delle sorprese, anzi una grande sorpresa per Sam e il pubblico.

E' un film sulla solitudine di un lavoratore, ma un macchinista del treno notturno Taranto-Sibari potrebbe raccontare una storia molto simile. Pare sia stato ispirato - oltre che dalle visioni "classiche" di tutti i cultori di fantascienza (Dune, Alien, Atmosfera Zero, Blade Runner, 2001 Odissea nello Spazio, Dark Star, Gattaca, The Truman Show, The Man From Earth, Battlestar Galactica e via discorrendo) - anche al libro di Robert Zubrin "Entering Space" (questo è quanto ho appreso da google, mi riservo di leggerlo e parlarvene).


Insomma cosa mai può accadere a Sam? Sam è solo, non ce la fa più, appare stressato, sta per cedere e comincia ad avere allucinazioni e incubi notturni, la mattina si alza distrutto. Ecco quindi che arriva un dannato incidente, mentre sta per entrare nell'harvest come da routine qualcosa va storto e va a sbattere con il suo "rover". Contro cosa? Non abbiamo tempo di vederlo che il regista riprende il nostro eroe sdraiato sul lettino seguito dalle cure meccaniche di Gerty.


Come ha fatto ad arrivare al lettino se era là fuori nello spazio? Il robot non può averlo preso e portato lì. Lui d'altra parte non si ricorda niente, Gerty gli dice di riposare si è trattato solo di un incidente. Quando si risveglia il nostro Sam sembra diverso. Qui la bravura dell'attore che porta in scena un nuovo Sam, adrenalinico, aggressivo. Qualcosa è cambiato. Il bello a questo punto sono le domande che vi potete fare, se non volete la risposta interrompete subito. Gerty cerca di trattenere Sam che vuole a tutti costi recuperare in fretta e tornare al lavoro. Una squadra di recupero sembra avviata alla base, è tempo di tornare a casa. Ma il nostro Sam che è un lavoratore scrupoloso si accorge che l'harvest è in stallo e vuole uscire là fuori a controllare cosa succede. Alla fine riesce ad aggirare Gerty, che stranamente lo lascia andare... quando è là fuori scopre il secondo "rover" precipitato dentro una buca. Entra all'interno e con grande sorpresa trova un uomo che indossa una tuta. Chi è quell'uomo?


Quando guarda bene non si tratta altro che di se stesso. Avete capito bene, un uomo spiccicato al nostro Sam. Ma come è possibile? Lo porta all'interno della base e lo fa curare da Gerty. Chi è quest'uomo? un'allucinazione? O... un clone!
Questa è la scoperta inattesa che cambia il film. Quando si risveglia l'altro Sam la situazione è ancora più drammatica: due cloni, uno che nega l'esistenza dell'altro e l'altro in cerca di prove che non è pazzo a pensare ci sia un clone. Chi è l'originale poi? I due confrontano i loro ricordi. Ma uno dei due Sam ha tre anni di vita in più, per il resto il passato è uguale. Da notare che lo stesso attore che regge le due parti è davvero bravo, ma anche tecnicamente hanno fatto miracoli per far interagire i due, quindi il solito mix digitale-analogico, molto complesso quando i due si toccano o giocano a ping pong. Questa svolta segna l'affermazione dei temi tipicamente post-umani.


Chi è l'umano originale, chi è il clone? Cosa definisce l'umano? Il sacrificio di un uomo per il benessere di molti è lecito? Che tipo di identità ha la dignità di sopravvivere o di reclamare il ritorno a casa, il primo Sam con 3 anni in più o il secondo Sam? Il confine e l'identità dell'umano diventano nozioni su cui vacilliamo. Forse tutti e due meriterebbero di tornare a casa ad abbracciare la loro avvenente moglie. Ma forse solo uno dei due dovrebbe riabbracciare la figlia... o entrambi ne hanno diritto in quanto possessori dello stesso corredo genetico? C'è di che sguazzare.


Qui non c'è la poesia di Solaris nè una visione del futuro, ma solo una messa in questione di un confine ed il tentativo di diventarne consapevoli.
Altra sorpresa è Gerty. Il robot "materno" che aiuta i nostri due protagonisti a saperne di più. Lo fa perchè il computer "si prende cura" di Sam e non può sopportarlo così infelice. Ecco che i temi dell'identità artificiale che ha dignità morale ed emozioni da rispettare, anche se "non girano" sullo stesso hardware biologico, tornano prepotentemente... e questa alleanza robot-madre / cloni è davvero originale, credo il merito maggiore di questo Moon, che rimane un film fantascientifico dal sapore anni '70/'80, cupo, psicologico e filosofico insieme.


I cloni si alleano e presto scoprono l'amara verità: nessuno dei due è l'originale, ma loro sono entrambi cloni, vengono inceneriti ogni 3 anni tanto è il ciclo di vita che il loro dna instabile gli consente di vivere. Si ammalano e muoiono. La multinazionale ha predisposto un meccanismo per cui dopo 3 anni li inseriscono in una capsula con la scusa di riportali a casa ed invece li sbruciacchiano, sostituendo al posto del clone n.x il clone n.x+1. Una forza lavoro infinita, capace, motivata, un esercito di cloni. Dopo la scoperta del deposito di cloni, i due decidono sul da farsi. Da qui in poi il film prenderà un'altra piega che spero susciti dei dibattiti costruttivi. I due cloni collaborano affinchè almeno uno riesca a fuggire e tornare a casa, coronando il sogno di riabbracciare la moglie e finire il lavoro, come gli era stato promesso.


La cosa si fa più complicata quando scoprono che la moglie è morta e la figlia ha 15 anni e non 3 come Sam pensava. Lo scoprono con una telefonata da un satellitare di emergenza. Questo pone degli interrogativi non banali. Chi è l'attuale padre della ragazza? l'originale? Perchè il clone dovrebbe tornare? Tornare a cosa? La moglie è morta e la figlia non ha alcuna relazione con il padre. Tornare poi per cosa se il clone che riuscirà a tornare morirà dopo i 3 anni? Intanto la squadra è in viaggio, i cloni decidono di coprire le loro tracce, il Sam morente viene riportato nel rover, l'altro si nasconde in una navicella pronto a partire ed un nuovo clone viene svegliato come da procedura, perchè chi sta arrivando sa di trovare due cloni. Che succede a Gerty? Gerty compie il supremo sacrificio di "essere riavviato" e di cancellare la sua memoria chiedendo a Sam di "ricordarsi di lei/lui".


Ancora il tema dell'identità artificiale è fortissimo e il gesto d'amore del robot passa inosservato solo per Sam che alla fine considera Gerty solo un programma. Ma è davvero la cosa moralmente giusta? E i due cloni sono dei perdenti, quindi degli anti-eroi, uno si salva, ma per cosa in fondo? Per una figlia con cui non condivide memoria? L'identità è la memoria della relazione?
Quando arrivano quelli della lunar industries, non capiscono cosa sia successo, la copertura funziona, Gerty senza memoria sta curando il risveglio di un clone ed un clone morto è nel rover. Caso chiuso. Ma all'orizzonte lunare una navicella sfreccia. Se ne saranno accorti?


Il film finisce con la grande madre terra verso cui tornare un speranza simbolico-visiva, carica forse del significato che "occorrerà" liberarsi da questa zavvorra tecnologica per resuscitare. Ma non credo fosse questa l'intenzione del regista, che oltre a trattare senza risolverli i problemi dell'umano (se si esclude l'idea che l'affetto verso cui tornare e la cura è il senso dell'umano) sembra tematizzare fortemente la nostra solitudine esistenziale. In fondo forse essere il figlio di David Bowie ti fa sentire davvero... l'uomo più solo della terra.

Segnalo che il film è stato premiato all'Athens international film festival e all'Edimburgo film festival e a Seattle ed ha ricevuto screening positivi al Sundance film festival. Bella anche la colonna sonora di Clint Mansell noto al pubblico per i film più famosi di Requiem for a Dream e The Wrestler.


SCHEDA:
Moon è un film di Duncan Jones del 2009, con Kevin Spacey, Sam Rockwell, Kaya Scodelario, Matt Berry, Malcolm Stewart, Benedict Wong, Dominique McElligott, Robin Chalk. Prodotto in Gran Bretagna. Durata: 97 minuti.
Distribuito in Italia da Sony Pictures Releasing Italia.

Last modified on Monday, 26 October 2009 14:46
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