Print this page

Le Triadi Aliene di Asimov-Sturgeon

Written by  26 Jan 2007
Published in Riflessioni
Read 9155 times

C'è una singolare convergenza tra un tardo romanzo di Asimov, "Neanche gli dei" (The Gods Themselves) del 1972, senz'altro uno dei suoi migliori, e uno splendido racconto di Theodore Sturgeon del 1950 "Fate spazio" (titolo originale: "Make place for me"). In entrambi gli scritti si cerca di immaginare una forma di vita aliena, ovviamente una forma di vita autocosciente, e in entrambi i casi si immagina un diverso concetto di individuo.


La vita aliena viene raffigurata come una sorta di trinità che si forma tramite
la fusione di 3 entità separate. Queste 3 entità corrispondono tendenzialmente a quelle che sono classicamente ritenute le 3 principali facoltà umane: l'intelletto-razionalità (maschile ma un po'effeminato), la sfera delle emozioni e dei sentimenti (femminile e armonizzante le due metà maschili) e l'istinto, connotato da Sturgeon in senso tecnico-pratico (la capacità "maschile" di realizzare/costruire oggetti nel mondo concreto) e da Asimov in senso biologico (la conservazione della specie) .

Ma vediamo più in dettaglio le differenze di questa incarnazione.

Il racconto di Sturgeon si costruisce su due fronti paralleli: da una parte la Terra dove assisitiamo alla nascita di un legame strettissimo tra 3 giovani studenti (Dran, dal multiforme ingegno che spazia dalla letteratura alla scienza con uno schiocco di dita, Vaughn, poetessa, Manuel, costruttore di ingranaggi), dall'altra Titano dove una specie aliena, che scopriremo essere una forma di parassiti, visto che stanno portando alla rovina i semplici organismi ospiti in cui vivono, inviano sulla Terra uno di loro per preparare la via alla colonizzazione del nostro pianeta.
Fin dall'inizio capiamo che questi esseri ci vedono come un "terzo di psiche" e una loro psiche intera avrà bisogno di trovare ben tre diversi ospiti per potersi infine unificare.
Capiamo presto che i nostri tre amici per la pelle sono stati scelti per questo test e nonostante tentino (quasi un istinto di sopravvivenza della specie?) con ogni mezzo di stare separati finiranno inevitabilmente per unirsi facendo nascere "Eudiche". Eudiche, però, unico della sua specie ad avere il riprovevole difetto dell'empatia, si innamora della specie umana e architetta un piano per
salvare lei e i suoi simili, anche a costo della propria vita.


Tuttavia l'essere che emerge dopo la dissoluzione di Eudiche è una nuova triade che non ha più "tre vite, ma una sola vita". A questo punto, quasi che nessun umano da solo sia sufficiente a fare "un uomo intero" (viene in mente la famosa frase Nietszchiana, " ancora non ho mai visto un uomo intero, solo qua e là un braccio, un occhio, una gamba , membra sparse... ma un uomo intero mai"),
Dran può dire: " Quello che Vaughn ispira, io progetto e Manuel costruisce".
Nel perfetto equilibrio tra la disposizione a intuire la bellezza di Vaughn, la capacità di progettare di Dran e la forza necessaria a far irrompere il progetto nella realtà di Manuel, nasce come un organismo nuovo e superiore.
Questa sinergia, l'armonizzazione tra ispirazione, progettualità e capacità realizzative, è storicamente stata presa a modello nell'identikit dell'uomo "creatore" (sia esso un inventore-scienziato, un condottiero, o più semplicemente un artista).
Oggi però questi tre compiti sembrano essere diventati troppo complessi per un solo individuo.
La crescente complessità dei nostri corpi sociali va di pari passo con la crescente specializzazione delle nostre capacità.
Il solo saper fare più di una cosa oggi viene guardato con sospetto, serpeggia la netta sensazione che non si possa eccellere che in un solo campo della vita, in una vertiginosa metafora della catena di montaggio e secondo un'inquietante analogia con l'esercito (e con ogni forma di potere fortemente gerarchica).
Nell'orribile dilagante pregiudizio che meno si sa del "progetto" (sul suo senso, sul suo scopo) meglio si possa eseguire il proprio compito.
La forte frammentazione del sapere e dell'informazione, la crescente specializzazione nella sfera lavorativa, stanno permettendo ai corpi sociali di raggiungere alti livelli di progresso scientifico-tecnologico ma stanno creando una pericolosa voragine dentro cui l'umanità potrebbe cadere. Non a caso la fantascienza catastrofista immagina un mondo reso brabarico proprio perché
le parti hanno smesso di comunicare e i frammenti una volta isolati e tagliati fuori dalla "Rete" non sono più capaci di riscostruire nulla.
Intuendo la vertiginosa tendenza della nostra epoca alla specializzazione, sturgeon sembra profetizzare l'avvento di una sinergia diversa tra gli esseri umani, che passa attraverso la capacità di mettere da parte l'egoismo e la fierezza dell'io cedendo il passo all'avvento dell'altro dentro di noi nella trasparenza di un volere/sapere/fare liberamente condiviso da tutte le parti coinvolte.

Anche nel romanzo di Asimov la forma di vita aliena è messa a confronto con la civiltà umana, terrestre prima e lunare dopo. Anche qui c'è un rischio per la sopravvivenza del mondo alieno (il loro sole sta morendo e loro si nutrono solo di energia solare) che crea una minaccia per il nostro mondo (la soluzione di una pompa di energia a basso costo rischia di portare il sole a esplodere) e anche qui c'è una minaccia sventata e un ristabilimento dell'equilibrio tra i due universi (in questo caso attraverso un terzo universo).
La parte che ci interessa è quella centrale del romanzo, intitolata "the Gods themselves" e dedicata appunto alla forma di vita aliena (la prima si svolge sulla Terra e la terza sulla Luna).
L'eccezionale bellezza di queste pagine, quelle che le rende uniche nel panorama sia della produzione asimoviana che del genere fantascientifico, è la straordinaria capacità con cui l'autore racconta la vita aliena "dal punto di vista della vita aliena".
Spingendosi nella scrittura ben oltre il racconto di Sturgeon, Asimov si/ci trasforma in alieni, costruendo un linguaggio che allude a corpi e modi di percepire l'esistenza completamente diversi dai nostri. è come se fossimo diventati bambini e dovessimo imparare di nuovo a ri-tagliare i significati del mondo.
Alternando il punto di vista delle tre componenti della triade, Odeen, il Razionale o sinistride, Dua, l'Emotiva o mediana, Tritt, il Paterno o destride, entriamo nell'universo dei "Morbidi", entità quasi fluide dalla forma incostante (il Razionale è tendenzialmente ovale, il Paterno quadrato e l'emotiva fluttuante come una nuvola passa diversi gradi di rarefazione) che vivono appunto in Triadi, hanno un equivalente dell'atto sessuale che chiamano "Fusione" durante il quale entrano in uno stato di incoscienza, hanno il compito biologico di dare alla luce un'altra triade per poi "trapassare" in una misteriosa fusione definitiva.
In questo percorso la parte razionale della Triade viene istruita dai "Duri", un'altra specie con cui condividono il pianeta e che come loro si nutre di sole. Il loro sole sta però morendo e quindi i Duri hanno elaborato un piano per salvarlo guidati dal misterioso "Estwald".
Man mano che la storia prosegue ci rendiamo conto che le tre componenti della Triade protagonista sono molto "anomale": Dua si dimostra affascinata dal sapere di Odeen e quando lui lo condivide con lei sembra sviluppare una capacità inutitiva autonoma, Tritt si dimostra coraggioso e astuto come nessun Paterno ha mai saputo essere pur di raggiungere il suo scopo (realizzare la piccola emotiva e compiere la sua missione), Odeen è capace di amare/lasciar essere Dua e Tritt come nessun razionale farebbe.
In questa sorta di percorso iniziatico Dua è l'elemento motore, Dua è colei che non vuole trapassare, Dua è colei che scopre il pericolo che incombe sull'altro universo (la Terra) e decide contro tutto e tutti di inviare messaggi di avvertimento per salvarlo, Dua è colei che spinge Tritt a un gesto estremo di coraggio, Dua è colei che spinge Odeen a portare il suo pensiero oltre il suo sapere per scoprire dentro di sé chi/cosa sono/è.
Solo quando Odeen capisce che i "Morbidi" sono semplicemente l'infanzia dei "Duri" e che nella fusione avviene come un'anticipazione di questo trapasso, finalmente la Triade potrà fare il salto e diventare un individuo, anzi un individuo ben noto, il famoso nuovo "Duro", il potente, invidiato e odiato da loro stessi "Estwald".


A differenza di Sturgeon, Asimov, non si azzarda a mettere in scena un avvento della sinergia aliena nell'umanità, tuttavia il processo di crescita e maturazione che porta la Triade a trapassare in un individuo (morendo come entità separate ma risorgendo in questa unità) alludono alla necessità sia per l'individuo che per il corpo sociale di un equilibrio profonfo tra le parti.
Questo equilibrio è più forte, proprio là dove le parti che si fondono sono più complesse e non si limitano al loro ruolo specializzato ma cercano di invadere le altre sfere e di penetrarle profondamente.
Estwald è considerato uno dei Duri più promettenti proprio perché le parti della sua Triade sono state capaci di essere qualcosa di più di quello che avrebbero dovuto essere: l'intuizione e la compassione di Dua, il coraggio di Tritt e l'amore incondizionato di Odeen stanno a significare un oltrepassamento di se stessi.
Se l'emozione riesce a trapassare nell'intuizione, l'istinto di conservazione nel coraggio di mettere a rischio la stessa sopravvivenza pur di compiere uno scopo e la razionalità trapassa nell'accettazione incondizionata dell'altro, imparando l'amore, allora il nuovo nato sarà molto di più della somma delle parti perché le diverse sfere del suo essere si sono compenetrate profondamente, perché ognuna di esse ha infine compreso il progetto delle altre e condiviso infine
un progetto comune (il trapassare finale avviene per volontà di tutti e tre).

Se il nostro destino come umanità sarà quello di dare vita a organismi sempre più complessi, dovremmo sempre cercare di tenere bene a mente che solo attraverso la comprensione profonda e la condivisione del progetto da parte delle parti ci saranno una vera sinergia e una vera unione.
La sinergia non è l'assimilazione degli organi da parte del più forte secondo una gerarchia biologica, ma la condivisione gioiosa di un progetto di vita.
La morbidezza significa essere capaci di trasformarsi, di cambiare, di adattarsi.
Una parte che non riesce più a fare questo è già morta. Un organismo di parti morte, muore.
Non so se i "duri" , gli "dei" dell'altro universo, siano capaci di mantenere viva la morbidezza anche nella nuova unità, ma mi piace credere di sì. Perché questa è la forza.
La specializzazione che è incapace di situarsi, incapace di comprendere la conseguenza delle sue azioni (come inizialmente Odeen, incapace di comprendere che la pompa energetica stava uccidendo l'altro universo e incapace di coglierne il pesante significato etico) o la specializzazione che esegue macchinalmente gli ordini senza interrogarsi sul suo significato (come invece fa Dua) o la specializzazione che non è in grado di osare il nuovo (come fa infine Tritt), porterà con sé inevitabilmente il terribile rischio della (auto)distruzione.

 

Last modified on Sunday, 25 July 2010 10:00
Rate this item
(1 Vote)
Super User

Lo staff posthuman!

Website: www.posthuman.it
Website Security Test