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X-LOVE -1.3 #m@r14nn3#||#3r1c# PART TWO

Written by  01 Jul 2007
Published in Progetti
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Prosegue il Progetto X-Love con la Part Two della terza puntata. Oltre al gustoso cambio di prospettiva, potrete assaporare le prime rivelazioni sul mondo sotterraneo che percorre come un brivido la facciata d'ordine e razionalità di questo mondo del futuro dove gli uomini hanno fatto del controllo l'ideologia dominante.

Per chi non le avesse ancora lette o per chi volesse rinfrescarsi la memoria, vi suggerisco di andare a sguarducciare la prima puntata, la seconda puntata e la part one della terza puntata. ENJOY!

1.3 #m@r14nn3#:#3r1c# PART TWO

Strana. E bella. Questa ragazza è davvero strana e bella. E’ rimasta lì nuda e imperturbabile e ti ha salvato la vita. E ora ti guarda dall’alto in basso con una strana eccitazione nello sguardo.
Aspetta che tu la guardi riconoscente, che la adori come una regina. Aspetta il segno del suo trionfo nei tuoi occhi servili da animale braccato. Ma non avrà nulla di tutto questo. Tu sai fin troppo bene come mostrare o non mostrare emozioni. Sai fare anche di meglio, sai farle nascere e morire negli altri. Nei rimescolati. Ma questo lei non lo sa e forse non lo saprà mai.
Ti volta le spalle sdegnata e torna a guardarsi allo specchio. E allora tu ti metti a guardarla. Non te ne vai come dovresti. Resti lì a guardarla, senza curarti di niente. Senza curarti di chi possa entrare, senza curarti che là fuori c’è un mastino che vuole riempirti di piombo le budella. È che una dannata idea ti è nata nella testa come un fiore su un terreno malsano. Un’improvvisa bruciante intuizione che potrebbe farti balzare in cima nella lista degli addicted che pagano i loro debiti.
Sente che la stai guardando, ti sdegna orgogliosa. Poi cede e ti fissa. Avverti la sua leggera irritazione. Le parli, le chiedi scusa allora. Devi addolcirla. Metterla a suo agio. Devi avere il tempo di studiarla meglio. Se davvero vuoi fare quello che vuoi fare.
Vuole farti vedere un neo e tu la accontenti. Tratta il suo corpo come un oggetto da esposizione. E questo è già un punto a tuo favore. Ti sporgi su di lei come un chirurgo e sentenzi: ”è un angioma stellare. Molto carino.” Usi la stessa inflessione che hai sentito usare da Armell con i suoi nuovi clienti. Quel suo tono così professionale, così medicamentoso. Ci prendi gusto, trattieni un sogghigno. Lei si infastidisce e si tira su la spallina. Per punizione ti chiede di allacciarle la lampo. Ne approfitti per studiare la curva della sua schiena. Stai per invitarla a bere un drink, ma qualcosa ti arresta.
Passi. Di tacchi a spillo davanti alla porta. La sensazione di pericolo torna a pungerti come uno spillo rovente. La afferri e la trascini nel bagno con te. Chiudi la porta ermeticamente. Non puoi permettere che se ne vada. Non puoi lasciartela scappare senza nemmeno tentare. Sali sul water, la inciti a far finta di stare male e lei ci prova. Apprezzi il suo sforzo. La osservi divertito. Ti sorride con aria complice. Ma è curiosa come una scimmia, cerchi di fermarla, ma invano, il suo occhio si accosta allo spioncino.
È allora che le noti. Le scarpe rosso fuoco. Le hai già viste, anche se non riesci a ricordarti addosso a chi. E anche questo profumo l’hai già sentito.
Lei prende a emettere mugolii soffocati da trauma alcolico. Sta migliorando. Promette bene. Se il tuo piano riesce, Armell sarà contento di te. E avrai la tua ricompensa. Dannazione! Dovresti smetterla di ragionare in modo bacato. Altro che Armell, altro che lavoro! Dovresti pensare a salvare la pelle.
La porta si apre, è la voce bassa da tenore di Abmal che ancora cerca te. Avresti dovuto immaginarlo. Soprattuo avresti dovuto immaginarlo prima. Il sangue ti corre alla testa. Cominci a pulsare come un quasar. Il cuore ti batte all’impazzata. Inutile nascondertelo, sei in trappola.
È allora che la ragazza con le scarpe rosso fuoco parla. È allora che riconosci la sua voce. È Monika, l’amica di Martin, il tuo nuovo amatissimo dealer. Martin con cui stavo bevendo poco fa, Martin che non deve aver gradito l’invasione di campo.
Pensi questo e non fai in tempo a pensarlo che arriva lo sparo. L’urlo giugulare di Monika trapassa la terra come un missile a neutroni. Tappi la bocca alla ragazza, non deve gridare anche lei. Sanno che siete lì. Ma se non fate rumore, faranno finta di niente. Conviene anche a loro, lasciarvi andare.
Ma se solo uscite fuori prima del tempo, come imprevisti testimoni, non esiteranno a uccidervi.
Le scansi il viso incollato allo spioncino, le scosti i capelli e guardi. Le macchie di sangue sullo specchio disegnano una galassia a spirale. Avresti potuto essere tu quella spirale. Una fitta tenebra cala dentro di te. E una sensazione di quiete, l’innaturale quiete che precede e segue le tempeste. La sensazione di sollievo dopo aver vomitato.
Rimanete immobili tu e lei. Vi capite senza parlare tu e lei. Guardate a turno tu e lei da questo piccolo foro. E aspettate che l’uragano passi dividendo il sedile del water.

Quando finalmente riuscite a uscire, il bagno è lucido e splendente come prima. Il lavandino è più bianco della neve. Del sangue e della morte non c’è più nessuna traccia. È la prima volta che ci vai così vicino a lasciarci la pelle. Che te la cavi così, per un pelo.
Ti restano il sapore evanescente di un brivido nella schiena, la nausea e l’amarezza. Un gorgo di frasi insensate, di bisogni insensati ti gorgoglia nella testa.
Le prendi la mano, ti aggrappi a lei come ci si aggrappa a un albero sospeso sul precipizio. Resti così, abbarbicato al tuo piano, alla tua malsana idea, come se fosse davvero l’unica cosa da fare.
Sono mesi, lo sai, che Armell sta cercando una nuova performer. Non che ce ne siano poche, è solo che ancora non ne ha trovata una davvero speciale. Persino Amande che è la sua assistente da anni, Amande che lo conosce come le sue tasche, ti ha confidato che è una delle sue maggiori preoccupazioni.
“Non abbiamo ancora una ragazza che sia in gamba come te.” È questo che ti dice spesso. E ti adula certo. Ma da qualche parte dentro di te, tu lo senti, lo vedi nei suoi occhi scuri, nei suoi capelli color notte, nella sua pelle di luna, nel modo in cui si infiamma per nulla, tu lo sai che lei piacerebbe tanto ad Armell. Tanto da destare la sua curiosità e alimentare le sue speranze.
Perché non provare allora? Perché non convincerla? Non che ti piaccia l’idea di averla vicina, no, non è questo. Lei è solo la tua ancora di salvezza. Tu la porterai ad Armell e Armell ti ricompenserà. E la ricompensa si trasformerà in bianca frontiera. E tu non rischierai più la vita per questo. Mai più.
Lo vedi come ti fissa Martin mentre andate verso l’uscita? Il tuo debito in cambio del tuo silenzio, è questo che sembra dire. E soprattutto della tua sparizione. Non dovrai più rimettere piede qui dentro. Anche lo Stardust è bruciato per te. E come Martin finirà nella lista nera dei tuoi creditori, così lo Stardust finirà in quella dei luoghi interdetti.
Sempre meglio che giacere con un lenzuolo nero sulla faccia. Sempre meglio che essere morti.
Povero Abmal, infondo ti aveva voluto bene. Infondo gli avevi voluto bene anche tu.

È straordinario questo Punch Maison con il filo di zucchero sul bordo del bicchiere. Resusciterebbe un morto. Resuscita anche te. Il locale le piace e questo è un punto a tuo favore. Te lo sentivi che era il posto perfetto per scrollarsi di dosso la paura e rimboccarsi le maniche. Lei ti sorride adesso. Comincia a fidarsi di te. Le luci soffuse ammorbidiscono i suoi lineamenti. Ti piace ascoltarla parlare di sé. Non solo ti serve, ma anche ti piace. Sarà il Punch Maison. Sarà il tuo lungo addestramento che si prende un attimo di requie.
Muove le braccia animatamente, ha le guance arrossate dall’alcool.
“Lavoro da ExperanceDor… quella grande profumeria in centro… hai presente?”
“Sì… un posto molto chic con pareti di vetro e innesti floreali…?”
“… proprio quello… “ conferma posando uno sguardo avido sul suo terzo Punch Maison, fonte del suo irresistibile buonumore “Insomma, ieri pomeriggio, entra quest’uomo, magrolino con le lentiggini e gli occhi da cerbiatto e chiede un profumo per una donna. E fin qui niente di strano. Se non fosse che quando la mia collega lo accompagna al tower e gli chiede di dirgli il nome della donna, lui la guarda sconcertato e si rifiuta di dirglielo… “è un regalo!” Le dice “Deve essere una sorpresa…!” Avresti dovuto vedere la mia collega che faccia ha fatto! “
Solleva il bicchiere che Jacques vi ha appena portato e lo fa ondeggiare pericolosamente davanti a sé.
“è corsa da me allora, pallida come un cencio… “ si lecca sulla mano le gocce che ha fatto cadere inevitabilmente “ e mi ha detto “Ti prego, Marianne, servilo tu il singore, ha dei gusti un po’ speciali, sai!”
“E tu cosa hai fatto?”
“Beh, l’ho servito, ovviamente. Certo era un po’ imbarazzante, ma è pur sempre il mio lavoro, salirò in graduatoria…”
“Ma cos’è che l’ha tanto scandalizzata? Sai io non ci vado mai in questi posti…”
“Sì, certo, avrei dovuto immaginarlo… “
Non ti sfugge una punta di disprezzo. Ce l’hai proprio scritto in faccia che sei uno che non ha un soldo o che se l’avesse non gli resterebbe in tasca per molto.
“Normalmente quando qualcuno vuole fare un regalo, entra, ci dà il nominativo della persona. E poi ci pensiamo noi. Il nostro sistema di Profilazione Clienti per la precisione. Ci colleghiamo alla Banca Dati e a partire da quella formuliamo la miscela ideale per il destinatario del regalo, quella che piacerà con assoluta certezza… Siamo famosi per questo… “
“Un po’ rigido come sistema, no?”
I suoi occhi ti trapassano come tante freccette lanciate contro un bersaglio giallo e nero.
“Perché? Tu … preferiresti…sceglierlo?”
Hai appena iniziato e già stai per commettere un passo falso. Non ti resta che fare marcia indietro.
“Oh, no, figuriamoci… è solo che non sono abituato a farne di regali…”
Dall’occhiata che ti lancia capisci che i suoi sospetti sono solo sospesi, ma continua, quindi in parte si fida ancora di te.
“Beh, in ogni caso, quell’uomo, lui sì, che preferiva sceglierlo. Pensaci bene… Scegliere qualcosa per un altro è invadente, è fastidioso, soggetto a un'alta possibilità d’errore. Un’inutile seccatura, insomma. Nessuno di noi vorrebbe mai farlo spontaneamente. A meno di essere una persona, per così dire, speciale…”
Ti provoca e tu reagisci portando ancora più avanti la provocazione.
“… rimescolato, intendi?”
L’hai bruciata sul tempo. E la tua voce non ha tremato. Devi solo avere pazienza, l’amo si piazzerà da solo. Fai leva sulla sua curiosità. È sua la curiosità che ti ha salvato la vita, ricordatelo. La curiosità, e l’orgoglio.
“Parli per sentito dire, oppure ne hai … conosciuti personalmente?”
Non c’è nessun argomento che crei maggior imbarazzo tra la gente. E lei non fa eccezione. Ma è stata lei a introdurlo, e anche se non sai ancora perché, sei sicuro che è questo il ferro da battere. Finché è caldo.
“Sì, direi piuttosto conosciute, ma insomma… penso sia lo stesso…”
“E tu non le avrai… mica… non sarai andato mica a … “ la voce le si strozza in gola.
“… denunciarle, vuoi dire? E perché mai avrei dovuto farlo? Per quanto mi riguarda, ognuno è libero di vivere la sua vita, ognuno è libero di gettarla via come vuole, se lo vuole…”
“Come te con la tua… “ la sua unghia traccia una striscia sul tavolo e il rumore che fa ti fa venire una voglia improvvisa di tirare. Fa male da morire la voglia che hai. Ma devi fare finta di niente. Risalire il fiume. Riprendere il controllo della conversazione. Se solo fosse una rimescolata, sarebbe più facile. Dannazione.
“Non proprio. Ma comunque … “ ecco, improvvisa e chiara arriva in tuo soccorso un’intuizione ” … le donne rimescolate hanno un modo diverso di avere a che fare con gli uomini, sai, loro…”
Le si sono illuminati gli occhi. Stai per fare centro. Aspetta che sia lei a dirti a cosa mirava tutto quel suo discorsetto.
“… vuoi dire che loro… hanno un modo diverso di fare sesso…? ”
Non deluderla. Inventa. Anche se di sesso vero con loro non ne hai mai fatto. A parte Sarah, certo, ma Sarah è diversa, non è proprio una rimescolata pura. Sarah è come…
“… Sì, proprio questo… loro ti… come dire ti …” Spera che parli, spera che continui a passarti lei gli assist per le tue schiacciate.
“… Ti guardano con occhi diversi? Ti toccano in modo diverso? È proprio così allora? Non me lo sono immaginata…!”
Un aria di trionfo le passa sulla faccia. Ordina altri due Punch Maison in preda a una strana esaltazione.
“Sai, è tutto il giorno che mi arrovello con questo pensiero, che quel tipo, Galad si chiama, quello della profumeria, aveva qualcosa di strano, di davvero speciale… Abbiamo fatto sesso stanotte, sai?”
“Si, l’avevo immaginato.”
Una nuova sorsata ingorda le scoppia in bocca, sommersa dalle risa soffocate. Per fortuna all’alba manca ancora un’ora.
“Ah , tu l’avevi immaginato! Hai una bella immaginazione! Comunque è stato proprio mentre tu sei entrato… e… io ti ho… “La sua unghia affilata disegna un cerchio davanti a te “… salvato la vita, diciamo? E poi, perché l’ho fatto?”
È ubriaca. Ti guarda con aria di sfida. E per un attimo ti senti nudo. Non ti resta che sfolgorare il tuo sorriso migliore. Quello in cui i denti si intravedono appena.
“Già, perché mi hai salvato? È tutta la sera che me lo chiedo…”
“Forse perché… “ la sua mano gira nell’aria in ampi cerchi come l’ago di una bussola che punta infine su di te “… speravo nella tua riconoscenza?”
Cè una violenza rappresa, selvaggia, nelle sue non tanto velate allusioni. Una farfalla appuntata con uno spillo in una teca, questo ti senti.
Per tua fortuna è lei stessa a passarci sopra.
“Ma non distrarmi! Stavo dicendo che proprio quando sei entrato tu, proprio prima che succedesse tutto quel casino, io stavo pensando a Galad…”
“Peccato, ero convinto che pensassi al neo… ”
“Al neo e a Galad certo… Mi stavo chiedendo se per caso Galad non fosse un rimescolato e in quel caso che cosa avrei dovuto fare…”
La faccenda comincia a complicarsi. Questa Marianne è meno ingenua di quello che vuol far credere. E guarda caso ha appena incontrato un rimescolato. Ha fatto sesso con un rimescolato. Armell dice sempre che le persone normali non dovrebbero mai fare sesso con i rimescolati. Che finiscono inevitabilmente per farli soffrire. Perché le persone normali non possono rispondere alle loro aspettative. Per questo esistete voi.
“Meglio non fare nulla. Non è solo il sesso che è diverso con loro, Marianne. I rimescolati provano molti tipi di emozioni, anche quelli che noi non proviamo più, e in modo molto più intenso. Sono capaci di soffrire in modi che tu neanche immagini. Sono capaci persino di … di …”
“… di provare amore? “
Dice questa parola con un ghigno che le storpia la faccia, a dimostrazione della lotta feroce che ha dovuto compiere per vincere le sue difese e pronunciarla ad alta voce.
“Sì, in un certo senso è come se fossero tornati indietro, alla preistoria dell’uomo. Ma tu non devi biasimarli per questo, sono solo più deboli, più fragili… E per di più ricercati… Se tu lo denunciassi, Marianne, lo distruggeresti… Tutta la sua vita sarebbe distrutta per sempre…”
“Tu, sembra quasi che tu… provi della pietà per loro?”
Le sue labbra rosse si piegano un una smorfia disgustata. Che ti è preso? Metterti così a difenderli con lei? Non ti starai mica immedesimando un po’ troppo in quel Galad? L’alcool e la fata bianca ti stanno giocando un brutto tiro. Torna sui tuoi passi. Non mostrare la tua vera natura. Meglio passare per un tipo politicamente eversivo.
“No. Assolutamente no. È solo il mio concetto di libertà che è diverso. Più vasto di quello che ammettono il nostro Stato e la nostra Polizia Federale. Sono uno di quelli che rispettano le scelte degli altri. Qualunque esse siano.”
Tira un lungo sospiro, incerta se schierarsi con o contro di te.
“Ammesso pure questo, rimane il fatto che sono pericolosi. Tutti sono concordi nel sostenere che sono un pericolo per la nostra società. Che sono tutti potenzialmente criminali.”
“Oh, certo. Ma ti chiedo, c’è davvero tanta differenza tra chi ha ucciso stanotte un dealer, perché ha infranto le regole del clan dei dealer, e un uomo che uccide per un motivo diverso da quelli che sono scritti sulla nostra lista dei motivi ragionevoli? Io non ne sarei così sicuro.”
I capelli sulla faccia, rimane pensosa qualche istante. Trangugia il cocktail. Un briciolo di inquietudine sta crescendo dentro di lei. La sua personalità è un terreno perfetto per il mix ricercato da Armell. C’è ancora qualcosa di naturalmente spontaneo in lei. A dispetto di tutte le convenzioni.
“Perché? Secondo te, perché lo fanno? Te lo sei mai chiesto?” ti chiede infine, la mano appoggiata sotto la guancia.
“Forse vogliono solo attraversare una frontiera, esplorare nuovi territori, cambiare pelle… Tornare a essere qualcosa che non sono più o diventare quello che non sono ancora.“
“In poche parole, non sono contenti di quello che sono.”
“Non gli basta quello che sono, piuttosto…”
“Insoddisfazione, una delle psico-debolezze considerate più pericolose.”
“Sì, i nostri politici e i nostri psicologi li considerino un’aberrazione. Ma se guardi alla storia dell’uomo ti rendi conto che è un qualcosa di spontaneo. E per quanti sforzi possano fare per soffocarlo riemerge sempre alla fine. È il motore stesso dell’evoluzione…”
Rimane in silenzio a lungo, rumina le tue inaccettabili parole. Infine posa la mano sul tuo braccio nudo. Ti brucia il suo tocco, ti sale alla testa come una droga. È da tanto che nessuno ti tocca più in questo modo.
“Dimmi. Cosa si prova a essere un rimescolato? Cos’è che ti fanno davvero?”
Eccola la pistola puntata alla tempia. Dimentica la sua mano sulla tua pelle. Tu sei solo frontiera e rito di frontiera. Respira.
“Se lo sapessi, te lo direi. E potrei saperlo, solo se lo fossi anch’io. Quindi non posso dirtelo.”
Abbassa gli occhi, la sua mano scivola via e si abbandona lungo il suo fianco. Sei salvo per il momento. Il Punch ti scivola in gola come una fresca corrente cristallina.
“Ho sentito dire che ti cambiano qualcosa nel sangue” sussurri allora “E poi la tua vita è diversa. Per sempre. Non so se migliore o peggiore. Non sta a noi giudicare.”
Ti lancia un ultimo enigmatico sorriso. Si alza e va alle toilettes. Ed è allora che ti prende la paura. La paura che esca da quella porta e dalla tua vita per sempre. Puoi mentire agli altri, ma non a te stesso. Tu sai esattamene cosa significa essere un rimescolato. Sentire come un rimescolato. Perché anche tu lo sei, almeno in parte. Tutti quelli che lavorano per Armell lo sono. Tu, Sara, Ben, tutti voi lo siete. Altrimenti come potreste mai fare il vostro lavoro? Anche se solo in parte, non completamente. Così le hai mentito solo in parte, non completamente. Ma hai mentito comunque, dovevi. Su questo Armell è intransigente. Fosse qui, anzi ti avrebbe già inchiodato al muro per aver parlato fin troppo.
Eccola, è tornata, si avvicina al bancone, esita per un lungo momento. E poi, finalmente, torna verso di te. Si avvicina nel suo lungo abito blu notte, ondeggia sorridendo con in mano il quinto giro di Punch Maison. Di nuovo si siede davanti a te. Davanti a te che non sai più tanto bene che fare.
“Chiunque tu sia, voglio confessarti una cosa. “
Esordisce con un tono così serio che ti sembrava impossibile potesse uscire dalle sue labbra.
“Mi è piaciuto stare con Galad. Non il sesso, no, per quello c’è senz’altro di meglio. È qualcosa che è successo dopo. Il modo in cui mi guardava, mi accarezzava, mi respirava vicino. All’inizio mi dava fastidio, ma poi ha cominciato a piacermi. Mi piaceva sentire che lui mi trovava …”
“… bella?”
“Si, è proprio questo che volevo dire.”
I suoi occhi brillano mentre ti offre il match ball su un piatto d’argento. Non avere rimpianti, Eric. Non guardarti indietro.
“Ti capisco. È quello che provo tutte le volte che sto con una rimescolata. È il mio lavoro. “
“Il tuo lavoro?” scuote la testa con una punta di disprezzo “Vuoi dire che tu fai sesso con loro per lavoro? Per soldi?”
“No, non ho detto questo. Anzi, è una cosa completamente diversa. Io passo del tempo assieme loro. Noi viviamo delle porzioni di vita assieme. È questo è il mio lavoro. “
Ti guarda scettica e allora rincari la dose.
“Il sesso non c’è mai. È addirittura proibito da contratto. Non mi è possibile fare sesso con le mie clienti, almeno non realmente. A dire il vero non mi sarebbe permesso di farlo con nessuno, neppure non con le mie colleghe.”
“Ma tu lo fai qualche volta?”
Bevi tutto d’un fiato una buona metà del tuo Punch Maison. Perché diavolo le racconti tutto questo?
“Sì. Ma non con le clienti. Con altre donne. “
“E vorresti farlo con loro, invece?”
“No. Il sesso non cambierebbe niente. È il rapporto che costruisco con loro che mi piace. Io divento qualcuno per loro. Io incarno i loro sogni e i loro desideri. E così ogni giorno ci sono occhi che mi guardano come Galad ti ha guardato stanotte. ”
Hai fatto centro. I suoi occhi luccicano come quelle del porto in piena notte. Un’emozione nativa che serpeggia in lei? Assecondala. Prendile la mano. Accarezzala.
“Marianne, pensaci, è questo che vuoi essere? Una donna di bella presenza che lavora in una profumeria di lusso, vive in una casa impeccabile, fa sesso con tutti gli uomini che trova attraenti, si sposa con un uomo affidabile e solido?”
Non risponde. E questo significa che le corde su cui stai danzando sono quelle giuste.
“Non hai mai sentito il desiderio di qualcosa di diverso? Per me è stato così. E quando ho incontrato l’uomo per cui lavoro adesso, ho deciso di seguirlo. E non me ne sono mai pentito.”
Le consegni il tuo cuore in una mano tremante. Non sai più neanche tu, se stai mentendo o se dici il vero. Lei si sottrae. Come di rito.
“Non mi sembri poi così contento, se per tirare avanti devi andare tutte le notti in cerca della tua striscia bianca …”
Di nuovo passa l’unghia sul tavolo e di nuovo senti quella fitta allo stomaco. Le sue difese reggono ancora. Tutto dipende da quello che risponderai adesso.
“Cerco quello quando non lavoro. Non sopporto di non lavorare. Non sopporto di essere fuori da quel tipo di rapporto.”
Dire questa frase ti costa tantissimo. Non sai più se vuoi convincere lei o te stesso. Abbandoni le mani sulla poltroncina, spossato.
Che se ne vada al diavolo. Che faccia come vuole. Tu le hai solo offerto una possibilità. Una grande possibilità. Ma te la caverai benissimo anche senza di lei. Tutto sarà come prima. Lei sarà solo una buona opportunità sfumata. Te la caverai lo stesso. Te la sei cavata fino adesso.
Vai a prendere altri due drink e quando torni, lei è tornata calma, lucida, la freddezza in persona.
“Si guadagna bene?” ti chiede a bruciapelo.
Non ti sorprende, viene pur sempre da una vita di condizionamenti. Ha bisogno di una valida ragione. Devi offrirle un appiglio. Un sano calcolo razionale che giustifichi la sua scelta. Un calcolo truccato, ovviamente.
“Sì. Il guadagno è la maggiore attrattiva di questo lavoro. In un anno si può guadagnare quello che si guadagna in venti con un buon posto.”
I suoi occhi si illuminano. E dopo il dritto il rovescio.
“Ci sono condizioni particolari, però. Vieni pagato solo alla fine, alla scadenza del contratto. E poi devi essere disposto a trasferirti nel “castello”, è così che lo chiamiamo, è lì che vivrai per tutta la durata del contratto. Avrai delle ore di libertà e potrai anche uscire, ma ogni volta dovrai chiedere il permesso. Il primo mese farai un training intensivo. Poi inizierà il lavoro vero e proprio. Ma di questo ti parleranno meglio al colloquio.”
“E anche tu… tu vivi lì?”
“Sì. Ma ti ho detto quali sono le regole. Niente sesso nel castello.”
Lo butti lì così, meccanicamente, sovrapensiero, ma lei ci si avventa sopra come un leone su una gazzella inciampata in piena corsa.
“Cosa ti fa pensare che mi interessasse quello?”
Ti sorride ed è uno schiaffo in piena faccia il suo sorriso. È abile devi ammetterlo. Si alza e ti lascia così. Non c’è più niente da dire. Ti alzi anche tu. Le dai un biglietto con l’indirizzo e l’ora dell’appuntamento. Paghi il conto con gli ultimi spiccioli. Vi salutate fuori dal locale. L’alba è vicina. Sei appena in tempo per rientrare a casa.
Sai che non dovresti farlo, ma lo fai lo stesso.
“Verrai?” le chiedi.
“Forse…” Di nuovo ti mette ko il suo sorriso. Ti volta le spalle, si allontana.
“Ehi…” non resisti, la richiami indietro “ … Io sono Eric, non mi sono ancora presentato. Se deciderai di restare, cercami. Non dimenticarti di me. ”
Le fai un cenno di saluto con la mano, due dita che cercano un cappello alla Humphrey Bogart. Ma il cappello non c’è. E nemmeno tu sei Bogart.
Corri, Eric, corri. Torna al castello. Dimentica. E spera che non venga mai a bussare alla tua porta.

 

Last modified on Sunday, 01 July 2007 15:22
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