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Sabbatai Zevi dei Witchfield, la “mano sinistra del sabbath”

Written by  20 May 2015
Published in Musica
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Concept album dedicato al sedicente messia ebraico vissuto nel ‘600 per la band romagnola-leccese, sabbathiano nei suoni e nel senso più profondo del termine.

“Il cielo era un coperta grigio sporco poggiata su spalle stanche.
Dall’enorme vetrata panoramica filtrava tutta la tristezza di un tramonto trasfigurato dalla pioggia insistente. 
Nella quiete del salone deserto, due inerti figure sedute e silenziose, una accanto all’altra, si stagliavano contro l’ultimo chiarore del giorno. …Occhi stanchi e ingialliti fissavano l’indefinito, e i pensieri di un’eternità collassavano in un unico buco nero di ricordi”
(F.G. Lugli, Solo per amore)

Lugli
Questo brano non vi fa pensare all’immagine di copertina (in apertura) dell’album dei Witchfield? Invece è l’inizio del più gotico racconto di “Scritti con il Sangue” (copertina a destra), l’antologia di Lugli che avevamo citato nella recensione dei Ripper. Ma se un racconto come ad esempio il lansdaliano Frammenti di un inseguimento si leggerebbe bene accompagnato dagli horroristi texani, per questo romantico, mortalmente passionale epigono di Poe i Witchfield di I Feel the Pain sono la colonna sonora ideale.

Sabbati Zevi
Sabbatai Zevi
 (a sinistra un suo ritratto) è il nome di un rabbino sefardita vissuto tra il 1626 e il 1676 tra Smirne, Terra Santa, Egitto e Montenegro, grande cabalista, che sosteneva di essere il tanto atteso Messia ebraico. Zevi è stato infatti il fondatore del movimento ebraico
sabbatiano, una sorta di sincretismo esoterico fra ebraismo e Islam. Una una “contro-teologia rivoluzionaria” secondo cui (se le fonti da cui ho attinto sono esatte) il Messia deve salvare il mondo per mezzo del peccato, sperimentando l’abisso della perdizione (la già citata I Feel The Pain) per poter in seguito risalire nelle vette della salvezza. Di qui, immagino, il suo fascino agli occhi dei rockettari cultori della “via della mano sinistra”.

Di qui dunque anche il concept che nutre il nuovo album dei Witchfield, progetto musicale (qui alla sua seconda tappa discografica, sempre su Black Widow; il primo, Sleepless, ospitava Clive Jones, flautista/sassofonista dei Black Widow storici, tutto torna no?) capitanato da Thomas Hand Chaste (nella foto sotto a destra), già batterista dei primi Death SS (era il lupo mannaro), poi dei Violet Theatre di Paul Chain e più recentemente ancora dei Sancta Sanctorum di Steve Sylvester.

THChasteCome potete quindi aspettarvi, le coordinate sonore e ideali di riferimento sono un doom molto incombente, mistero e misticismo, oscurità, (black) magic (con e senza woman), che colorano di tutte le sfumature del nero la musica appunto heavy doom (se mai la definizione ha avuto un senso) del poliedrico musicista e scrittore, anche in questo nuovo album sempre immerso in riff profondi e chiavi  sonore inquietanti. “Sabbathiane”, verrebbe da dire: e a questo punto è una definizione non di comodo ma etimologicamente fondata (se non sapessimo che la band di Ozzy prese il nome non da profonda cultura occultista bensì dal titolo inglese de I tre volti della paura di Mario Bava).

 

Gli inserti di organo Hammond (Heart Of Soldier) e flauto (Continent) contribuiscono al gusto prog vintage che è un po’ il marchio di fabbrica di casa Black Widow, ben testimoniato dall’omaggio ai Quatermass (Make Up Your Mind): saldare il versante oscuro ed esoterico/spaziale della psichedelia e del progressive/hard storici (Sabbath e Quatermass, sì, ma anche Deep Purple, Atomic Rooster, Pentagram) con le profondità sepolcrali della dark wave degli ’80 (Christian Death, UK Decay) e con le derive doom e goth del metal dai ’90 ad oggi (Electric Wizard, Doomraiser), in una linea di continuità anziché di contrapposizione fra le successive stagioni del rock. Probabilmente il più importante contributo dell’etichetta di Via del Campo alla storia della nostra musica.


In alcuni brani il Chaste suona addirittura tutti gli strumenti, ma numerosi
oscurillustri ospiti lo aiutano nel cabalistico lavoro: si tratta di Pietro Pellegrini (degli Alphataurus,all’organo), Tiziana Radis (deliziosa voce femminile dei Secret Tales in Continent e Falling Star, per il sottoscritto vertici dell’album coi loro fantasmi di Siouxsie ad aleggiare sopra di noi), Nicola Rossi (dei citati Doomraiser), John Cardellino (L'Impero delle Ombre), Red Crotalo (dei Revenge, chitarra in I Feel The Pain)… ma son solo i principali, l’esoterica congrega è assai nutrita, come noterete dalla galleria di foto dei co-officianti all’interno del booklet.

La ricca congrega rappresenta un altro tratto distintivo delle produzioni della famiglia La ricca congrega rappresenta un altro tratto distintivo delle produzioni della famiglia della Vedova Nera: la frequente collaborazione incrociata fra gli artisti della scuderia, che impreziosiscono i reciproci album con i propri contributi. E che qui ben rende “tutti i colori del buio” in cui i Witchfield  navigano sicuri come un vascello fantasma nella notte di Valpurga.  

 

Riflessione conclusiva: molti considerano la brigata Death SS un po’ una “simpatica baracconata” fine a se stessa per via dei travestimenti horroristi. Ma, dalla scia di progetti paralleli, alternativi e successivi che han generato dietro e intorno a sé (Sylvester solista fino al recentissimo Ripper, Sancta Sanctorum, Violet Theatre/Paul Chain solista sotto varie denominazioni, Bohoos, i qui presenti Witchfield e Thomas "Hand" Chaste solista, con i suddetti e sotto altre denominazioni, come Cane Mangia Cane, poi Crying Steele, Midway, Athena, Anger, Shining Fury, Hyaena, Eldritch, Vision Divine etc.), bisogna dire che… proprio solo paillettes, maschere e sangue finto non doveva essere!

 

  

Mario G

Last modified on Thursday, 21 May 2015 07:21
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