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Juggernaut - Trama cervellotica

Written by  31 Mar 2015
Published in Musica
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Un album strumentale, quello del quartetto romano, ma oscuramente ispirato alla “Trama” della P2. Originalissimo e cerebrale, mescola hardcore, metal, Zappa, Primus con scorci di jazz e di colonne sonore cinematiche alla Rota.

 


 

"Siamo alla fine degli anni Settanta.
Un uomo riceve un invito a cena.
È un giornalista."

Partono dei passi, quindi una musichetta leggera, una bossa nova da film italiano degli anni ’70: probabilmente quella citata nel racconto del giornalista che si trova invitato a una lussuosa quanto minacciosa cena di gente potentissima (da cui abbiamo tratto la citazione qui sopra in apertura). Il riferimento (anche se non esplicito) è alla Loggia P2: è questa la “Trama” da cui prende il titolo album dei Juggernaut (“termine inglese di origine sanscrita per definire una forza di qualsiasi natura considerata inarrestabile e distruttiva”), quartetto romano partito da un hardcore/metal virulento e cantato per approdare (dopo alcuni cambi di organico) all’attuale formazione di due chitarre, basso e batteria, oltre a qualche synt (che nella foto a destra vedete maneggiato dal bassista Roberto Cippitelli, ripreso anche nella foto più in basso) e una quantità di diavolerie percussive.

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Il tutto utilizzato in forma spiazzante assai: Trama! (lp e cd Subsound Records) è infatti ben più articolato delle matrici hardcore, stoner o doom metal che dir le si voglia, da cui muove il combo; se di metal ancora si può trattare, meglio calza la generica etichetta di progressive post-metal usata per loro da Metalitalia.

La ricchezza di spunti e atmosfere è notevole, al punto da lasciare talvolta disorientati: squarci melodici suadenti da cui traspare una passione per le colonne sonore cinematografiche di Nino Rota, Ennio Morricone o Piero Piccioni, evocano quell’atmosfera da giallo anni ’70 che ben s’attaglia agli impegnativi riferimenti cospirazionisti (oscuramente evocati anche dalla bellissima cover surrealista di Francesco Viscuso riprodotta in apertura).

Ma, surrealisticamente appunto, il gioco dura poco: presto la melodia viene spazzata via da micidiali riff pesantissimi, quasi industriali, dilatazioni psichedelico sperimentaleggianti, rari cori vocali, contrappunti di trombone, il tutto impaginato con spiazzanti cambiamenti di tempo all’interno dello stesso brano, in cui poi s’innestano senza soluzione di continuità marcette circensi o musichette teatral-brechtiane…

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Avete presente quella stordente sensazione da disco di Frank Zappa, di chiedersi se si sta ascoltando un lungo brano fatto di 15 movimenti diversi o 15 brevi brani distinti (e alla fine perdercisi definitivamente)? Ecco, senza realmente “assomigliare” alla musica del geniale chitarrista baffuto, Trama! ne sfoggia l’onnivora varietà, insieme allo sguardo ironicamente iconoclasta nel mescolare tanta zuppa. In cui, nella conclusiva Tenet, salgono anche fumose volute noir jazz (coadiuvate dal prezioso flicorno di Alessio Brugiotti), che tanto piacerebbero a un Badalamenti, o ai compagni d’etichetta Macelleria Mobile di Mezzanotte (occhio anche al loro imminente Funeral Jazz).

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Per trovare tanta varietà in una band recente, non mi vengono in mente che quei grotteschi bricconcelli dei Primus, quelli frenetici e aggressivi degli anni ’90 (cioè prima della recente reunion di The Fungi Ensemble, che sembra ancora un disco solista di Les Claypol). E non tanto per una dominante funky, né tantomeno per una voce da Paperino rap come quella di Les, ché qui lo sviluppo è tutto strumentale, s’è detto: è proprio l’attitudine di fondo, diciamo… anarco insurrezionalista verso qualsiasi steccato di genere musicale.

Ascolto complesso, ma vale lo sforzo. Ricordate che tempo fa avevo scritto che giusta missione per il sito Posthuman sarebbe stata quella di dar conto delle realtà originali che nella musica italiana continuano ad aggirarsi, anche se sotto il livello della visibilità? Ecco, quello dei Juggernaut ne è un esempio perfetto.


Mario G

 

Last modified on Tuesday, 31 March 2015 21:51
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