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I cimiteri viventi di Brite e Jacob

Written by  27 Oct 2016
Published in Libri
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Independent Legions pubblica le antologie Il Cimitero dei Vivi di Poppy Z. Brite e I Giorni della Bestia di Charlee Jacob, due poetesse del macabro e della dissoluzione del corpo come estasi verso l’assoluto, cui va stretta la definizione di splatterpunk.


 “Siamo bestie e questo ci consola"
(J.C. Oates, Bestie)

“Perché la carne è lasciva!
I carnivori sono bestie orali, costantemente gratificate da sodomia, fellatio e cunnilingus”

(C. Jacob, Fuoco)

 

PoppyLe chiamano splatterpunk, Poppy Z. Brite è anche citata da Wikipedia fra gli autori esemplari dell’estremista corrente letteraria. Ma, dopo aver letto la sua breve antologia Il Cimitero dei Vivi – prima raccolta di racconti dell’horrorista di New Orleans edita in Italia (ebook e carta, cover qui a sinistra e in apertura) dalla Independent Legions, orrido feudo di Alessandro Manzetti – mi trovo a pensare che la definizione sia riduttiva.

Perché si dice splatterpunk e subito si pensa a cascate di frattaglie e geyser di sangue, un po’ come in quel trash horror nipponico, invero più cinematografico che letterario (sulla pagina svetta La Notte del drive-in di Lansdale), così grottesco nei suoi eccessi fumettistici da sterilizzare alla fine l’orrore col ridicolo, ideale per una serata birra-pop corn con amici.

 

GiorniNiente di più sbagliato se vi spingete a leggere i racconti della Brite, o anche quelli della sua collega texana Charlee Jacob (nata nel ’52, attiva dall’81 e solo ora debuttante in Italia con la sua prima antologia, I Giorni della Bestia del ’98, copertina qui a lato e in apertura accanto a quella di Brite). Non che manchi il sangue nelle loro storie, beninteso: ce n’è a fiumi (“di porpora”), come anche di bulbi oculari strappati, matasse di visceri fumanti, organi genitali delibati come leccornie, smembramenti d’ogni tipo, violazione di vivi, fanciulli/e, di tombe e osceni abbracci con cadaveri nel fango delle paludi della Louisiana e delle paludi dell’anima d’ogni dove, sadomasochismi barocchi e visionari, sacrifici ancestrali… No, no, non manca nulla per colpire duro la mente del lettore di horror anche più scafato alle nequizie. Solo che non c’è nulla da ridere in tutto ciò. Come secondo me è giusto che sia: perché di fronte ad un corpo squartato, una morte orrenda, c’è poco da far dello humour postmoderno.

 

Il punto è che le due autrici (pur ben diverse fra loro) scrivono con grande raffinatezza e profondità, a dispetto della brutalità dei temi. Una raffinatezza stilistica talvolta davvero virtuosistica, lirica, che secondo me giustifica la definizione di poetesse del macabro e dell’osceno (che non sarà geniale ma è già più significativa di splatterpunk). Poesia non solo nel senso che sanno descrivere l’orrore più viscerale e ripugnante in forme letterariamente ricercate, ma anche nel senso di saper assumere su di sé lo sguardo insostenibile del carnefice, trasmettendoci tutto il blasfemo piacere che quelle efferatezze innominabili possono generare in una mente deviata. Una “poesia del macabro” che in Italia io penso d’aver letto solo nelle visioni più degenerate di Paolo Di Orazio (anche se l’alter ego scrittorio di Manzetti, Caleb Battiago, pure non scherza affatto).

 

PoppyDel resto, non si legge spesso che per il serial killer – protagonista di tanto horror – la violenza è l’unico surrogato appetibile del comune amplesso? Ecco, Poppy Z. Brite (qui a sinistra il suo ritratto by Giampaolo Frizzi in quarta di copertina) e Charlee Jacob nei loro racconti sanno fare quel che al cinema in fondo raramente si vede: inquadrare il misfatto dal p.o.v. del “mostro” e rendercene l’intollerabile estasi. A volte, persino quella della vittima. Quando le due figure addirittura non combaciano in un solo corpo.

Una poesia con punte liriche come “In quegli occhi mi sembrò di scorgere l’universale inutilità della vita, l’inutilità che cerchiamo ogni giorno di negare, perché accettarla ci toglierebbe ogni motivo di continuare a vivere” (da Il Cuore di New Orleans della Brite, sullo strazio di una madre che ha perso il figlio piccolo in un banale incidente domestico).

 

jacobMa nell’arte dell’immedesimazione nel “mostro” ha pochi rivali pure la Jacob (nella foto qui a lato), che in più d’uno dei suoi 14 racconti (come Il Giorno della Bestia, che dà il titolo al libro e parte un po’ come l’Esorcista, o come il postapocalittico I limiti di Zen, o il pan-femmineo La Donna in Rosso) astrae gli atti di violenza estrema verso un arcano di rituali animisti ancestrali e selvaggi, o neoprimitivi-postatomici, o gino-pagan-lovecraftiani (leggete e capirete meglio, giuro!). Anche a costo di spingere la sperimentazione sulla forma del racconto oltre le brume di una certa oscurità dello sviluppo narrativo, come se una nebbiolina purpurea si levasse dal sangue versato ad offuscarci la lettura, alla ricerca di una dimensione filosofica sadiano-nieztchiana, una forma di animismo cosmico ultra nihilista: insomma, verso l’essenza dell’anima umana attraverso il disfacimento della carne. 

Una moderna Fulci, in un certo senso, ricca di riferimenti visivi (e visionari), da Bosch a Giger, la cui raccolta si compone di 14 racconti di varia estensione e ricco ventaglio di generi: dall’orrore intimista coniugale (Diavoli ubriachi e mogli sante) a malinconici gotici ospedaliero in soggettiva (Morti e splendenti, Bocca di bisturi, con il tristissimo Misericordia come caso a parte di dark fantasy sulla misteriosa infanzia muta e mitologica della Morte Misericordiosa), dall’erotico estremo (l’intensissimo Trapianti di Delicato Merletto e Fuoco, dal finale selvaggiamente ironico) al delirio visivo cyberpunk (Guarda, uno dei miei preferiti), oltre ai rituali animisti già citati sopra e all’occulta variante interpretativa dei crimine di Jack lo Squartatore (Il Tocco oscuro), come sacrifici umani ancora una volta a un misterioso culto arcaico (ben più selvaggio del raffinato disegno intellettuale di Alan Moore in From Hell).

 

poppyAl confronto con questa prosa esplosa, la scrittura di Poppy (qui accanto in una rara immagine giovanile) suona quasi classica: più lineare e fruibile il suo sviluppo narrativo, più sviluppate ed empatiche le psicologie dei personaggi, più riconoscibili le atmosfere, per lo più inzuppate nelle mefitiche paludi della natìa New Orleans, ornate di “muschio spagnolo”, da sbuffi di gelide e minacciose nebbioline che si spingono fino al tenebroso quartiere dei piaceri proibiti di Bourbon Street, in cui si agitano spettri inquieti, si beve assenzio, si ascolta il jazz delle origini. Quello vicino ai riti vudù (evocati anche dall’illustrazione di copertina), dei lao che permettono di comunicare coi morti, diventare uno di loro o… abbracciarli per l’ultima volta già decomposti nella fossa.

 

Nonostante l’ambientazione da classico gotico americano, Poppy non sa mai di compiacimento rétro: le sue visioni oscure legano il jazz della Big Easy allo stordente dark rock suonato nei catacombali club in cui vanno a rimorchiare le loro vittime i due giovani edonisti estremi de La sua bocca saprà di assenzio (uno dei miei racconti preferiti del lotto Brite). O in cui balla la triste lap dancer de La sesta sentinella. Ai Cure, citati in Risvegli.

E non di sola New Orleans vive la sua raccolta, peraltro: perché Poppy ambienta un non meno visionario abbraccio fra vivi sempre più disumanizzati e morti viventi (di presunta ma in fondo insignificante origine chimica) nella metropoli indiana di Calcutta – Signora delle Impudenze (racconto già edito nell’antologia I sogni del diavolo), dove paria e lebbrosi già assomigliano a zombi più di qualunque trucco cinematografico. Mentre situa Risvegli in parte a Bangkok. Beasts
Oppure spazia acrobaticamente dalla Sarajevo dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a una New Orleans in cui lo storico serial killer del 1918 detto The Axeman agisce sotto l’occulta guida d’un Cagliostro viandante nel tempo in incognito, intenzionato a favorire l’ascesa al potere di un dittatore italiano (tale Mussolini), per sabotare i più tragici piani genocidi di un altro futuro dittatore, ancora sconosciuto… è l’assurda trama horror-fanta-storica di Mussolini e il Jazz dell’Uomo con l’Ascia, che tra l’altro Independent Legions s’accinge a sceneggiare anche in forma fumettistica (e che ci spiega l’origine del titolo The Axeman’s Jazz dei Beasts of Bourbon, di cui a lato vi rinfresco la copertina en passant).

 

Una poetica evoluta e sofferta, tutt’altro che “trash”, come avrete capito, in entrambe le scrittrici, per quanto differenti l’una dall’altra e marcatamente personali nelle proprie visoni al nero: concetti che si fatica ad evincere anche scavando il poco che si trova su di loro in rete: poco e sempre le stesse frasi prese dalle quarte di copertina o dal comunicato stampa sul libro. Del resto, si diceva, della Jacob è questo il primo parto (diabolico) che appare nella lingua di Dante, grazie appunto ai buoni auspici (e ai legami coi big americani del genere) del Manzetti

 

CadavereMentre di Poppy Z. Brite (nata Melissa nel ’67, poi divenuta Billy, prima di smettere di scrivere e di mettersi a vivere con un altro uomo… quando si dice il weird nell’anima!), Frassinelli aveva pubblicato nel lontano ’97 Cadavere squisito (cover originale a sinistra), oggi ovviamente introvabile e fortunatamente in programma di riedizione sempre per Independent Legions, insieme ad Anime Perse (Lost Souls, del ‘92, edito in Italiano da Bompiani nel ‘96) e a Disegni di Sangue (Drawing Blood, del ’96, ancora del tutto inedito in Italia). Un programma goloso che ci permetterà finalmente di (ri)scoprire un’autrice immeritatamente passata sotto silenzio qui da noi, dove sembra che l’horror esista solo a firma di Stephen King e persino un ormai grande classico come Clive Barker (altro poeta del macabro gay, cui la Brite è stata non a torto accostata), nonostante il successo anche cinematografico va cercato per mercatini!


 

Come avrete capito, caldamente – visceralmente – consigliati entrambi i titoli per il lettore di horror che non solo intende osare l’hardcore (com’era sottotitolata in originale l’antologia della Jacob), ma anzitutto vuole capire come si evolve il genere. Che, a parte per gli editor italiani, non si è fermato a Stephen King e nemmeno a Lansdale. Come – per riprendere un parallelo ormai abusato – il metal non è “sempre lo stesso casino” se non per chi non lo ascolta, ma tra Sabbath, Maiden, Metallica, Korn, Darkthrone o Ministry, ci passa di mezzo un mondo. Ovvero come tra Corman, Argento e Fulci, Carpenter, Tsukamoto e Miike, Buttgereit, Laugier e oggi magari un Eggers.

 

Grande attesa dunque per gli imminenti romanzi di Poppy, curiosità per la declinazione di Mussolini in formato graphic e “immonda” speranza che anche di Charlee Jacob le Legioni ci facciano prima o poi scoprire magari anche qualche romanzo.

 

Mario G

 

Last modified on Thursday, 27 October 2016 21:59
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